Venticinque straordinari dipinti che documentano in modo eccezionale non solo l’interesse naturalistico del granduca Cosimo III de’ Medici, ma anche la varietà di piante, ortaggi e frutta coltivata tra Sei e Settecento nei possedimenti della corte medicea, dove grazie al botanico di corte Pier Antonio Micheli si sperimentavano innesti e trapianti di varietà nuove e sconosciute, fatte arrivare da tutto il mondo noto di allora. Tartufi, zucche, strani cavolfiori, cocomeri, albicocche, limoni cedrati, datteri, barbabietole, spighe di grano e girasoli sono i soggetti della produzione pittorica di Bartolomeo Bimbi (1648-1730), artista attivo alla corte medicea come pittore “naturalistico”, oggi protagonista della mostra “Eccentrica natura. Frutti e ortaggi stravaganti e bizzarri nei dipinti di Bartolomeo Bimbi per la famiglia Medici”, allestita a Torino, Palazzo Madama, fino all’11 aprile 2016.

Nato a Settignano nel 1648, allievo di Lorenzo Lippi e Onorio Marinari, il Bimbi per formazione fu anche pittore di figura, ma la sua produzione giuntaci comprende per la maggior parte nature morte raffiguranti frutta, fiori, animali: dopo un viaggio a Roma, ventenne, al seguito del cardinale Leopoldo de’ Medici entra in contatto con Mario de’ Fiori, pittore specializzato in nature morte floreali, e a Firenze collabora con Angiolo Gori dedicandosi alla pittura di raffinate cornici floreali intorno a immagini sacre. Negli anni successivi lavora al servizio dei Medici, dei quali è noto l’interesse scientifico, e dipinge “stranezze naturali” come frutti di grandezza o forma particolare, animali con due teste, un lupo feroce ucciso nel Mugello, un gattopardo. L’opera del Bimbi si distingue, oltre che per la curiosità indagatrice della “bizzarria”, per un tentativo di sistemazione e catalogazione scientifica della natura, mediato dagli interessi naturalistici di Cosimo: la frutta e gli ortaggi sono selezionati per forma, peso più o meno eccezionale, stagione di maturazione, provenienza; talvolta queste informazioni sono contenute in cartigli esplicativi dipinti in mezzo alla frutta con effetto trompe-l’oeil. Spesso il Granduca Cosimo si procurava esemplari vegetali in terre lontane tramite i suoi naturalisti, e affidava al Bimbi il compito di fissarne sulla tela le caratteristiche di interesse.

I dipinti venivano poi raccolti e collocati nelle residenze ducali a seconda del soggetto: i soggetti botanici nel Casino della Topaia, gli animali rari e particolari nella Villa dell’Ambrogiana, i temi floreali a Villa di Castello. Come annota il biografo del pittore, Francesco Saverio Baldinucci, “non capitò mai frutta forestiera e stravagante che Sua Altezza Reale non la mandasse subito a farne fare il ritratto al Bimbi, per collocarsi poi in detto casino (Villa la Topaia), col dovuto e destinato ordine, al luogo suo“. Oggi il corpus è conservato nel  Museo della Natura Morta della villa medicea di Poggio a Caiano e al Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze. Da quest’ultimo provengono anche una sessantina di modelli in cera raffiguranti frutti a grandezza naturale, esposti in mostra a completamento del corpus pittorico insieme a trenta cere naturalistiche prestate dal Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti di Torino.

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