Quasi mai, nella vita così come nel lavoro, si riesce a raggiungere il successo senza prima aver sperimentato qualche forma, anche lieve, di fallimento.

Ma esiste una formula per tutelarsi dal fallimento o comunque per riuscire ad affrontare, superandole, le difficoltà incontrate durante il percorso, professionale così come di vita?

QUANDO CI VA TUTTO CONTRO COME RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO PREFISSATO?

Per rispondere a questa domanda, partiamo dal presupposto sostenuto dal business coach, Mario Alberto Catarozzo, che intervistato a DRepubblica.it, ha sostenuto che “la vita è un tentativo continuo”. “Non sei capace all’inizio, ma non vuol dire che non lo sarai mai, ci riuscirai dopo aver provato e, spesso, dopo diversi tentativi. Se sbagli  – ha proseguito Catarozzo – non sei tu sbagliato, semplicemente non sei “ancora” in grado di fare quella cosa, devi ancora trovare il modo o acquisire le competenze per arrivarci”.

Spesso dai genitori o dagli insegnanti si tende ad ereditare i rispettivi modi di affrontare le situazioni, tuttavia, come sostenuto dal business coach, “così non è, e non può essere”.

Questo perché sia il percorso personale che professionale di ciascuno non è una tappa di arrivo bensì “una fase di training continuo, dove è proprio l’errore a permettere la crescita e il miglioramento”.

RICORDARE O DIMENTICARE GLI ERRORI COMMESSI?

Affinché gli errori o i passi falsi commessi possano tramutarsi in rinnovati strumenti di incentivo alla crescita personale e lavorativa non vanno lasciati alle spalle, bensì analizzati e sviscerati a fondo.

Come precisato dallo stesso Mario Alberto Catarozzo: “Il rischio del non fermarsi mai a comprendere cosa è accaduto, come mai, che ruolo hai avuto tu, cosa hai fatto bene e cosa invece era meglio evitare, ti porta a costruirti una vita fatta di gesti ‘fotocopia’, sicura ma uguale ogni giorno a se stessa, senza margine di crescita e realizzazione personale”.

Va anche detto, tuttavia, che se da una prospettiva di crescita relazionale ed esperienziale la comprensione del fallimento è il primo passo per percorrere strade nuove con rinnovate strategie di azione, dal punto di vista emozionale è bene saper superare l’errore per non rimanerne intrappolati.

COME SUPERARE LA DELUSIONE DEL FALLIMENTO?

Catarozzo a DRepubblica.it, rivela che “la delusione non va combattuta”, al contrario “va vissuta”. Per farlo si deve, innanzitutto, imparare a gestire la delusione, il che vuole dire, per utilizzare le parole del coach business “lasciar passare il “peak state”, ossia lo stato di picco, il punto critico.

Se, infatti, ci si concentra esclusivamente sullo stato di delusione e sconfitta che solitamente segue il fallimento, il rischio che subentra è quello di ingigantire la delusione, e di conseguenza anche il fallimento e l’incapacità di superarlo.

Una volta superata la fase più acuta, il consiglio è quello di iniziare a lavorare sull’elaborazione della delusione stessa. E’ a quel punto che si scoprirà, sempre secondo Catarozzo, dal un lato, se la speranza che si nutriva al riguardo era ragionevole oppure no, mentre dall’altro, se sussistevano o meno le premesse per cui quel determinato obiettivo era realmente raggiungibile.

In tema di superamento dei fallimenti e capacità di attutire le cadute, sia professionali che non, è tornata attuale, grazie all’ultimo film di David O. Russell, Joy, uscito di recente nelle sale italiane, la storia dell’imprenditrice italoamericana Joy Mangano. Si tratta dell’avvincente parabola della donna che inventò il mocio per pavimenti, e che prima di raggiungere il successo, ha dovuto attraversare un percorso tortuoso, lastricato di insidie, difficoltà e appunto fallimenti, riuscendone, tuttavia, ad uscirne vincente.

 

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