di Edoardo Barbarossa

Alla fine la “guerra santa” sulle Unioni civili ha rivelato quello che davvero è ritenuto importante e su cui deve determinarsi la coscienza del legislatore.

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Per una Fondazione come la nostra, che si occupa della prossimità e che ha cura della persona e della famiglia è importante dare un segnale nel dibattito su questo argomento.

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Per definire i diritti delle Unioni civili non serve, a nostro avviso, segnalare le distorsioni dell’uno o dell’altro modello, non serve evidenziare gli estremismi fra gli omosessuali o gli eterosessuali.

Serve cogliere l’essenza di una realtà culturale che sta crescendo anche al di là dei fatti naturali, grazie alle deficienze ed inefficienze del modello culturale familistico.

La famiglia al tempo di oggi è “liquida” come tutti i modelli della società moderna. Si crea e si scioglie con estrema facilità e spesso i figli sono il frutto e l’evidenza delle fatiche familiari.

Vediamo ogni giorno le fatiche delle famiglie e soprattutto le fatiche dei bambini, dilaniati dalle scelte degli adulti.

Siamo convinti che modelli di unione diverse dalla famiglia, fra persone dello stesso sesso o anche di sessi diversi, sono cresciute e crescono perché mancano nelle famiglie tradizionali modelli paterni e materni chiari ed autorevoli.

Tuttavia, nutriamo rispetto per coloro che scelgono modelli di unione diversi dalla famiglia tradizionale, unioni civili che hanno dignità e diritti ma non sono Famiglia.

L’art. 29 della Costituzione definisce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» e afferma l’obbligo della Repubblica di riconoscere alla famiglia così intesa i diritti che le competono; stabilisce che il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti previsti dalla legge a garanzia dell’unità familiare

Su questo principio, sancito dal diritto naturale e confermato dalla Costituzione italiana, non si possono nutrire dubbi e su questo principio si fonda anche il diritto dei figli all’interno della famiglia.

Appunto, il diritto dei figli, che spesso viene offuscato dalla visione autocentrata degli adulti che ad ogni costo vogliono un diritto ad avere figli, con ogni mezzo e ad ogni costo.

Bellissima la poesia di Khalil Gibran “I vostri figli”:

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perchè la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perchè la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.

Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

In questa disputa fra grandi che non hanno la “grandezza” per sovvertire le regole della vita, chiediamo di mettere al centro il diritto dei figli e regolare le nuove unioni civili per garantire diritti civili degli adulti e non per regolare la vita dei bambini.

 

 


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