Decine di pagine del social network forniscono in tempo reale informazioni su dove le pattuglie effettuano alcol test o posti di blocco. La parola passa alla magistratura

Il tam tam corre sulle pagine Facebook, ce n’è una (quasi) per ogni città italiana: ti colleghi con lo smartphone e sai in tempo reale dove la polizia, i vigili o i carabinieri hanno piazzato i controlli stradali. Una applicazione che ha avuto un successo immediato e virale tra il «popolo della notte», impegnato a giocare a nascondino con i controlli per il codice della strada, gli alcol test o gli autovelox. Ma il giochino non ha riscosso consensi unanimi tanto che si stanno preparando esposti alla magistratura: le pagine facebook rischiano infatti di rendere vani tutti gli interventi preventivi contro gli incidenti proprio in un momento in cui le statistiche segnalano una crescita delle vittime della strada nei centri abitati.

«Onda verde» per nottambuli

Per rendersi conto dell’ampiezza del fenomeno basta digitare sulla barra di ricerca di Facebook le parole «posti di blocco» per vedersi comparire decine di indirizzi in cui l’unica variante è il nome della città di riferimento. «Attenzione week end: piazza Repubblica venendo dai bastioni di Porta Venezia, controlli su entrambi i lati», recita ad esempio un vecchio post sulla pagina dedicata ai nottambuli di Milano. Una specie di servizio «onda verde» in tempo reale teso però a neutralizzare il lavoro delle pattuglie. In molti casi lo «spirito di servizio» cede il passo a insulti nei confronti delle forze dell’ordine; altra caratteristica delle pagine è quella di aprirsi e scomparire, di alternare la natura di gruppo chiuso a quella di comunità. Ma il concetto non cambia: esiste uno spazio in rete alimentato di continuo e aggiornato, specie nei fine settimana, dai telefonini degli utenti stessi.

Esposto in procura: controlli vanificati


Domanda cruciale: ma un passa parola del genere è legale? Verrebbe da dire di sì, dal momento che si tratta semplicemente di condividere e far circolare delle informazioni che non sono coperte da alcun segreto ma si basano semplicemente sull’osservazione di ciò che accade per strada. Ma non tutti sono dello stesso parere. A Padova, dove la comunità «Posti di blocco» è arrivata a contare qualcosa come 15mila «Mi piace» la Polizia Stradale ha annunciato l’intenzione di presentare un esposto alla Polizia Postale e alla procura della repubblica per ottenere l’oscuramento del sito . Motivo: le informazioni in tempo reale rischiano di vanificare ogni attività di prevenzione nei confronti delle «stragi del sabato sera». Il dibattito, dunque, è pienamente aperto.

Vittime in crescita nelle città

Una cosa è certa: il proliferare delle pagine “Posti di blocco” ha toccato un nervo sensibile, ben fotografato dalle statistiche sui sinistri stradali diffuse pochi giorni fa dall’Aci e dall’Istat. Il numero complessivo degli incidenti, dei morti e dei feriti è in lieve calo (dati del 2014); il quadro complessivo cambia se la lente di ingrandimento si concentra sulle città. Qui il numero delle vittime è cresciuto del 5,4 per cento, invertendo una tendenza che proseguiva da due decenni. I ciclisti sono la categoria più esposta, con un balzo delle vittime superiore all’8 per cento, seguiti dai pedoni. Ma i centri urbani, oltre a essere il teatro del 75 per cento degli incidenti sono anche l’area su cui si sono concentrati i «radar» condivisi della pagine facebook.

di Claudio Del Frate
da corriere.it


Questa storia continua e rischia di vanificare i servizi antialcol mirati contro gli incidenti delle notti del fine settimana. Qualcuno dovrà pur intervenire seriamente o no? (ASAPS)


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