Il Consiglio di Stato, sez. IV, con la sentenza n°4641 del 06/10/201 si è definitivamente pronunciato sull’imbarazzante vicenda degli incarichi dirigenziali assegnati presso le Agenzie fiscali (Entrate, ex Territorio e Dogane). Nella sentenza si legge infatti: “E’ senza dubbio vero che l’art. 71 d. lgs. n. 300/1999 prevede che il regolamento di amministrazione è emanato ‘in conformità ai principi’ di cui al d.lgs. n. 29/1993, ma è, innanzitutto, altrettanto vero che, nel caso di specie, relativo alla costituzione del rapporto di lavoro dirigenziale, ciò che risulta violato non sono (solo) pur importanti disposizione del d.lgs. n. 29/1993 (ora d. lgs. n. 165/2001), ma i principi e le norme costituzionali cui tale normativa primaria si conforma”.

Continua ancora: “Nessun dubbio può nutrirsi in ordine al fatto che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’amministrazione pubblica debba avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, e che il concorso sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento dei dipendenti già in servizio come già ribadito nella sentenza della Corte Costituzionale. Anche il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso ”.

Erano, infatti, state affidate nomine dirigenziali a funzionari non dirigenti e nemmeno in un’ottica temporanea di reggenza. La reiterata applicazione di norme non legittime ha perciò creato conseguenze di estrema gravità che sono ricadute tanto sull’immagine della Pubblica Amministrazione, e quindi sulla sua affidabilità, quanto sul suo buon andamento, delineando un quadro al di fuori dei principi costituzionali.


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In particolare l’Agenzia delle Entrate, secondo il Consiglio di Stato, ha esercitato una violazione di estrema gravità poiché “il regolamento dell’Agenzia delle Entrate ha violato sia il principio di eguaglianza dei cittadini nell’accesso ai pubblici uffici (nella specie, dirigenziali), espresso dall’art. 51 Cost., sia il principio secondo il quale ai pubblici uffici si accede mediante concorso (ex art. 97 Cost.)”.

Questa modalità è stata inoltre espressione del favore riservato ad alcune categorie dell’Agenzia delle Entrate che va contro la legge e quindi contro tutte le norme primarie. Secondo quanto sopra espresso, dunque, a nessuno può essere attribuito un incarico dirigenziale, se non tramite un concorso che ne sancisca la validità; conseguentemente i giudici si sono riservati la libertà di annullare il bando di “selezione-concorso per il reclutamento di 175 dirigenti di seconda fascia, in attuazione ed ai sensi del D.M. Economia e Finanze 10 settembre 2010”.


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1 COOMENTO

  1. Poveri vincitori di concorso con graduatorie gia’ scadute, per quelli la legge e’ spietata. Devono partecipare ad un’ altro concorso se vogliono lavorare. E intanto il tempo scade pure per vivere!

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