Viene fermato alle due del mattino dai carabinieri a un posto di blocco, ha gli occhi rossi e il militare capisce subito che c’è qualcosa che non va. Perquisisce l’auto e trova sotto il sedile due involucri, uno contiene cocaina e l’altro hashish. Il giovane, un imprenditore sassarese, viene accompagnato in ospedale per gli accertamenti. L’esame delle urine è positivo alla droga e, per i carabinieri, la “sentenza” è già scritta: l’uomo guidava in stato di alterazione psicofisica. La conseguenza? Patente sospesa e processo penale.

Ma due giorni fa il verdetto del giudice ha scritto un’altra verità. Così come richiesto dall’avvocato difensore Antonio Secci, l’imputato è stato infatti assolto per non aver commesso il fatto. La spiegazione la fornisce, codice alla mano, lo stesso legale: «L’esame delle urine non poteva provare che la droga fosse stata assunta in quel momento. Accerta sì la presenza della sostanza stupefacente ma non è in grado di dire quando è entrata in circolo». Nelle urine, infatti, le tracce di droga permangono anche per settimane. Soltanto l’esame del sangue poteva stabilire se la cocaina era stata assunta poco prima. Ma al giovane non venne fatto alcun prelievo. «Manca quindi la prova regina – ha detto Secci in aula – per sostenere che ci fosse uno stato di alterazione psicofisica».

Il pm aveva chiesto sei mesi di reclusione dicendo che il carabiniere si era accorto dell’alterazione guardando il giovane negli occhi. «Ma la valutazione di un carabiniere – ha replicato l’avvocato – non è quella del medico legale». Da qui l’assoluzione. (na.co.) 
da lanuovasardegna.gelocal.it



LA RAGIONE? ECCOLA QUI, ANCHE SE AVEVA INVOLUCRI DI SOSTANZE STUPEFACENTI IN AUTO AL GIOVANE VENNE FATTO FARE IL SOLO ESAME DELLE URINE, MA NON BASTA PER DIMOSTRARE L’ATTUALITA’ DEGLI EFFETTI. ANDAVA FATTO ANCHE L’ESAME DEL SANGUE. (ASAPS)
«L’esame delle urine non poteva provare che la droga fosse stata assunta in quel momento. Accerta sì la presenza della sostanza stupefacente ma non è in grado di dire quando è entrata in circolo». Nelle urine, infatti, le tracce di droga permangono anche per settimane. Soltanto l’esame del sangue poteva stabilire se la cocaina era stata assunta poco prima. Ma al giovane non venne fatto alcun prelievo. «Manca quindi la prova regina – ha detto Secci in aula – per sostenere che ci fosse uno stato di alterazione psicofisica».

Questo argomento sarà d’attualità durante i lavori del seminario sulla sicurezza stradale, Pol 2015, nella giornata di venerdì 16 ottobre dalle ore 11.00 alle ore 13.00 presso il Palazzo della Provincia di Cosenza Sala degli stemmi


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