La discussione della legge di Stabilità 2016, entro la quale dovrà essere contenuta la manovra sulle pensione anticipate, si avvicina a grandi passi. La legge, infatti, potrebbe contenere una completa riforma del sistema pensionistico, o almeno sufficienti modifiche alla legge Fornero (DL Salva Italia) tali da rendere il meccanismo di uscita dal lavoro concretamente più flessibile.

Dopo le innumerevoli  ipotesi di pensione anticipata uscite negli ultimi giorni, ieri sera è giunta la prima proposta concreta. Si tratta della pensione anticipata con prestito pensionistico pagato dalle aziende. L’ipotesi consente di anticipare l’uscita dal lavoro (le proposte presentate vanno dai 2 ai 5 anni di anticipo) attraverso un prestito.

Una volta raggiunti i requisiti stabiliti dalla legge Fornero, il lavoratore è quindi tenuto, in base a tale schema, a restituire ratealmente la pensione anticipata.  Il problema di fondo, tuttavia, rimane quello dei costi. Porre, infatti, tutti i costi a carico del pensionato porterebbe chi non ha diritto ad una pensione elevata ad un futuro di povertà. Caricare gli oneri a capo dell’Inps, invece, provocherebbe difficoltà notevoli per le Casse Erariali, in modo particolare nella prima fase in cui molto probabilmente si assisterebbe ad un’impennata delle richieste.


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Qui entra in gioco la manovra proposta ieri, la quale pone tutti i costi a carico delle aziende, dietro un leggero incentivo statale. In sostanza, il prestito pensionistico verrebbe usufruito al posto degli accordi d’esodo per poter anticipare l’uscita dal lavoro dei dipendenti che sono vicini alla soglia di pensionamento.

L’impresa dovrebbe, quindi, anticipare la pensione al lavoratore che successivamente sarebbe chiamato a restituire alla stessa azienda il prestito, anche se non per intero. Una parte dei costi, anche se piccola ed entro i limiti delle risorse disponibili, verrebbe coperta direttamente dall’Inps, anche attraverso sgravi contributivi a favore del datore di lavoro.

Si tratta di una manovra che dovrebbe interessare in primo luogo le grandi aziende, solite ad utilizzare più di frequente le procedure d’esodo dei lavoratori. La prospettiva cambia invece dal punto di vista delle piccole e medie imprese, non potendo la maggior parte sostenere spese per l’uscita anticipata dei dipendenti così elevate, pur prevedendone la restituzione.

In attesa di una soluzione che possa includere e soddisfare chi intende andare in pensione in tempi ridotti, questa  proposta accende comunque la speranza in tutti coloro che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione.

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