Un’attivazione rapida della previdenza complementare nel comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico volta ad accrescere gli assegni pensionistici nei confronti dei lavoratori le cui prestazioni verranno calcolate con il sistema contributivo e che quindi potrebbero percepire meno rispetto agli altri lavoratori del pubblico impiego.

Ad avanzare la richiesta al Governo, Lorenzo Battista del Movimento per le Autonomie in un’interrogazione a risposta scritta in Senato e depositata lo scorso 22 settembre (4-04537). Lo scopo risponde alla necessità di  consentire ai lavoratori del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico di accedere a forme integrative di previdenza.

Attualmente, infatti, la previdenza complementare nel comparto sicurezza e difesa costituisce uno dei tanti capitoli ancora aperti e non risolti. Il personale delle forze armate fa parte di quei dipendenti pubblici che non sono stati coinvolti dal processo di privatizzazione del pubblico impiego e i cui rapporti di lavoro, sulla scorta del decreto legislativo n. 165 del 2001, restano disciplinati dai rispettivi ordinamenti (ex art. 3, comma 1).


Si ricorda che, tramite le sentenze 21 marzo 2013, n. 2907/2013 e n. 2908/2013 pronunciate dalla sezione I bis del TAR per il Lazio, i ricorrenti (militari delle forze armate, inclusa l’Arma dei Carabinieri) hanno ottenuto il riconoscimento dell’obbligo per le amministrazioni resistenti di concludere, mediante l’emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo concernente l’immissione della previdenza complementare.

Dallo stesso TAR del Lazio è stato poi nominato un commissario ad acta, al quale veniva riconosciuto  l’onere, ritenuto indispensabile, «di attivare i procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di diffidare il Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione ad avviare le procedure di concertazione/contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza».

Questo, tenendo in considerazione il fatto che il fondo pensione complementare “Sirio”, destinato ai dipendenti dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio dei ministri, degli enti pubblici non economici, delle Università, delle agenzie fiscali, dell’ENAC e del CNEL, è destinato esclusivamente al personale civile, apportando di conseguenza, su parere dell’interrogante, un danno economico alle forze armate e alle forze di polizia ad ordinamento militare.

Ad oggi, tuttavia, nessuna iniziativa sembra essere stata intrapresa dagli organi competenti per poter trovare una soluzione alla questione che continua, ha sottolineato Battista, ad avere effetti negativi sul trattamento economico previdenziale di tutti quelli che a breve andranno in pensione con il sistema contributivo.


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