Mancano quindici giorni all’approvazione della legge di Stabilità che, tra le novità più attese per il prossimo anno, annuncia l’abolizione delle tasse sulla prima abitazione. Sul punto, tuttavia, diversamente dalla linea governativa, Bruxelles invita il nostro Paese a fare marcia indietro, rinunciando all’eliminazione della tassa sulla casa a favore della riduzione delle tasse sul lavoro.

A rivelarlo il rapporto, firmato dalla Commissione europea, che analizza le riforme fiscali dei vari Paesi membri dell’Unione e che punta su sistemi fiscali che sono fortemente basati “sulla tassazione del lavoro che può deprimere sia l’offerta che la domanda di lavoro”. Si giustifica quindi una maggiore attenzione “sui modi appropriati per spostare il carico fiscale dal lavoro e ad altri tipi di tassazione che sono meno dannose alla crescita e all’occupazione come i consumi, la proprietà e le tasse ambientali”.

La Commissione europea indica che in Paesi quali l’Italia, il Belgio, la Bulgaria, l’Estonia, la Francia, la Croazia, Malta e il Regno Unito, sono state già diminuite le tasse sul lavoro con interventi a beneficio di mirati gruppi di lavoratori, inclusi quelli a basso reddito e quelli con figli.


Per l’Esecutivo europeo, lo spostamento della tassazione sulla proprietà della casa è necessario in quanto uno degli strumenti privilegiati per aumentare le entrate senza ripercussioni negative sulla crescita economica.

Ciò nonostante, Bruxelles ammette che si tratta di una scelta fiscale “che attualmente genera solo una proporzione relativamente piccola del totale delle entrate fiscali” di conseguenza si deduce che l’aumento dell’imposizione sulla proprietà immobiliare nelle sue diverse forme “potrebbe essere una strategia potenziale per governi che devono consolidare le finanze pubbliche, devono finanziare lo spostamento del carico fiscale dal lavoro o ridurre le tasse sulle transazioni sulle proprietà, che sono più discorsive”.


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