Se non fosse per le forme, le linee e le proporzioni, che rimangono inconfondibili, si farebbe fatica a definire ancora ‘mini’ la nuova Mini Clubman, ovvero la versione station wagon che ha raggiunto la terza generazione.

Già disponibile sul mercato italiano con un prezzo di attacco di 24.800 euro, la Clubman è ormai un prodotto maturo, nelle dimensioni, ma soprattutto nei contenuti, che sono quelli delle BMW – Mini è proprietà del marchio tedesco – di classe superiore. Se le dimensioni, infatti, la collocano tra le (poche) station wagon di segmento B, tutto il resto la pone nella zona premium del ‘C’. Del resto, le lunghezza è comparabile a quella di una Audi A3, di una Mercedes Classe A o di una BMW Serie 1, tanto per rimanere in Casa, ma l’interpretazione dello spazio è peculiare e lo stile unico. Con un passo di 2,67 metri, infatti, l’abitabilità è buona, i passeggeri posteriori non sono sacrificati e il bagagliaio ha almeno 360 litri (1.250 la misura massima). Certo, il padiglione è basso (altezza massima 1,44 metri), così come la seduta, sicché è il concetto di sportività a prevalere su quello di comfort, ma è innegabile che ovunque si sia seduti la Mini riservi un trattamento in ‘guanti bianchì. La qualità degli interni, sia reale che percepita, è a livelli altissimi e non c’è un dettaglio fuori posto; inoltre, la Clubman sa intrattenere chi si trova a bordo con una serie infinita di gadget, alcuni anche piuttosto frivoli, come il led circolare dal colore cangiante che incornicia il sistema di infotainment, ma che contribuiscono a tenere vivo quello spirito un po’ scanzonato tipico di tutte le Mini.

La Clubman, tuttavia, è quella forse più razionale di tutta la gamma e così, rispetto al modello precedente, ha rinunciato alla porta controvento posteriore in favore di due portiere tradizionali, ma non al doppio portellone con apertura a libro (anche muovendo il piede sotto il paraurti). Rispetto al classico incernieramento in alto, il vantaggio è che se ne può aprire solo una parte, lo svantaggio è che poi risulta più ingombrante. All’inizio, inoltre, la sua presenza nello specchietto retrovisore dà un po’ fastidio, dopodiché ci si fa l’abitudine. A parte questo, la Clubman è una Mini come tutte le altre, con la tipica disposizione della plancia, la posizione di guida sportiva e il ‘go-kart feeling’ che tuttavia in quest’ultima generazione risulta un po’ filtrato, specialmente rispetto alle sensazioni che restituisce lo sterzo. Un’impressione che si ricava anche provando la Cooper S, in cui i 192 CV e i 280 Nm di coppia del 2 litri 4 cilindri risultano più docili che imbizzarriti, forse troppo. Anche selezionando la modalità sport del Driving Mode (opzionale), non si ottiene la ‘rabbia’ tipica delle Mini precedenti. Ma anche questo fa parte del processo di maturazione, così come la disponibilità del cambio automatico a 8 marce, che rende la guida molto più rilassante e che è disponibile sui motori 2 litri a 4 cilindri. Sul resto della gamma a 3 cilindri, invece, in alternativa alla trasmissione manuale a 6 marce, si può avere quella automatica con lo stesso numero di rapporti.


Quanto agli equipaggiamenti, attingendo alla lista degli optional si può trasformare la Mini Clubman in una vera ammiraglia, anche a livello di prezzo. Spiccano, in particolare, l’Head-Up display, la telecamera anteriore che supporta il cruise control attivo, gli abbaglianti automatici e i proiettori full LED. Per chi, invece, vuole la massima sportività, il kit John Cooper Works è già disponibile. (ansa.it)


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