Sulla questione pensioni una delle domande più frequenti, in questi giorni di attesa di un eventuale inserimento della flessibilità in uscita nella prossima legge di Stabilità, chiede se chi è vicino alla soglia dei 42 anni di contributi e vuole andare in pensione anticipata dovrà pagare il poi pagarne il prezzo.

Secondo alcune autorevoli fonti del Governo si vocifera, di recente, che la flessibilità in uscita, prospettando la possibilità di andare in pensione a 62 anni con quattro anni di anticipo rispetto alla soglia dei 66 fissata dalla riforma Fornero, arriverà in tal modo a costare un 15% dell’assegno per il periodo appunto quadriennale dell’anticipazione.

Ma questa situazione qualora dovesse verificarsi, ci si chiede, lascerà salva la possibilità di andare in pensione con l’opzione di anzianità, vale a dire con la soglia dei 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne previsti dalla stessa legge Fornero?


Difficile è rispondere alla questione dal momento che, nonostante l’intervento sembri ormai cosa certa, così come confermato più volte di recente dallo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, non è stata ancora formulata al riguardo alcuna proposta di legge concreta da parte dell’Esecutivo.

“Partiamo da quello che sicuramente sappiamo. – ha detto, intervistato sulla questione, alle telecamere di RepubblicaTv  Sergio Ginebri, Professore di Economia della previdenza a Roma – Molti si chiedono: io sono vicino alla soglia dei 42 anni di contributi per andare in pensionamento anticipato, dovrò pagare un contributo di flessibilità, mi sarà dunque decurtata parte della pensione?”.

L’opinione di Ginepri in proposito è rassicurante in quanto ritiene questa prospettiva impossibile da avverarsi dal momento che la logica sottesa al nuovo intervento prospettato dai ministri di Economia e Lavoro, Padoan e Poletti, coincide proprio con una “logica di riduzione dei vincoli e delle ristrettezze introdotte dalla legge Fornero“.

Precedentemente alla Riforma Fornero, sintetizza l’esperto, “c’erano tre a canali per andare in pensione: uno era la pensione di vecchiaia (65-66 anni), l’altro era la pensione cosiddetta anticipata (cioè 40 anni di contributi, diventati 42) e poi c’era il pensionamento di anzianità (62 anni e 36 di contributi). Proprio questo terzo canale è stato eliminato dalla legge Fornero”.

“Ora si vuole intervenire – ha proseguito Ginepri -per consentire ad alcuni di quelli che sono stati colpiti  dall’eliminazione di questo terzo canale un’ulteriore via d’uscita dal lavoro”. In merito ai restanti due canali, ha comunque assicurato il professore, non ci sarà nessun ritocco da parte dell’intervento che sarà perfezionato a breve.

Guarda il video integrale dell’intervista.


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4 COMMENTI

  1. chi ha quarant’anni di versmenti versati x la pensione, è, un diritto sacrosanto. un essere umano secondo la costituzione italiana, quanto deve godersi la pensione!!!!!!!!!!!!!!!!, alla morte?governo ignobile!!!!!!!!!!!!!!

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