E’ ufficialmente partito questa mattina il nuovo anno scolastico, il primo dopo l’approvazione della riforma della “Buona scuola”, per buona parte d’Italia (ad eccezione del Trentino Alto Adige dove la campanella è già suonata il 10 settembre). Le Regioni che hanno aperto oggi le proprie aule sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria, Piemonte, Sardegna e Sicilia. Soltanto Emilia-Romagna, Toscana e Lazio apriranno le scuole domani, martedì 15, mentre in Puglia e in Veneto gli studenti saranno accolti mercoledì 16. Sui banchi delle scuole di ogni ordine e grado sono oltre 8,5 milioni gli studenti, tra iscritti alla scuola statale (7.861.925) e frequentanti istituti paritari (960mila). In tema di cifre, gli alunni della scuola statale dell’infanzia superano il milione, 2.583.514 quelli invece iscritti alla scuola primaria, ai quali vanno aggiunti 1.649.408 studenti della scuola secondaria di I grado e 2.628.648 di quella secondaria di II grado. Fra le Regioni che contano il numero più alto di alunni, la Lombardia (con 1.185.662 iscritti), la Campania (920.964), la Sicilia (763.529) e il infine Lazio (741.633). Valicano i 500mila anche Emilia-Romagna (544.819), Veneto (606.894) e Piemonte (539.583).

Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, inaugura l’avvio del nuovo anno scolastico in Molise dove, arrivata a Isernia, sta facendo visita all’Istituto statale di istruzione superiore “Majorana Fascitelli”. «Questo è un anno speciale perché voi siete i protagonisti, magari anche criticando ciò che non vi piace. – ha detto la Giannini di fronte agli studenti – La scuola deve servire proprio a questo, a rendervi uomini e donne libere. Questa è buona scuola per me». Nonostante l’augurio del Ministro su Twitter che si rivolge a docenti ed alunni con un buon #primogiornodiscuola, sono in tanti a contestare la riforma. A Firenze, ad esempio, è stata indetta per domani un’assemblea sindacale: una mobilitazione che, a differenza dello sciopero, ha permesso ai dirigenti scolastici di avvisare le famiglie sull’eventuale slittamento della campanella d’inizio. Anche a Palermo, in molte scuole, i ragazzi del Coordinamento studenti medi hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti della “Buona scuola”. «Siamo pronti ad un nuovo anno di lotta che si apre fin da oggi per molti studenti e studentesse […]. Il meccanismo di aziendalizzazione che ha trovato piena realizzazione nella riforma Giannini avrà conseguenze devastanti sulla nostra formazione», ha dichiarato Michele Minardi del Coordinamento.

Le novità introdotte dalla “Buona scuola” toccheranno infatti tutte le scuole d’Italia, mettendo mano, tra l’altro, sui nuovi compiti affidati al collegio dei docenti e ai dirigenti scolastici, e soprattutto sul versante supplenze. A livello generale, nelle scuole del Nord, sono soprattutto i docenti di matematica e quelli di sostegno a mancare negli istituti medi: due classi di concorso sottorappresentate nelle graduatorie dei precari storici assunti dalla “Buona scuola” e che quindi andranno coperte da supplenti annuali ripescati dalle graduatorie di istituto. Così come coperti da supplenze dovranno essere anche i posti già assegnati a precari del Sud per i quali il ministero ha acconsentito al rinvio di un anno del trasferimento al Nord, a favore di una supplenza più vicina a casa. Stando alle stime dei sindacati, 60mila saranno i docenti supplenti per un anno, mentre sulle supplenze brevi si profila il rischio della “classe vuota”. La riforma, infatti, prevede l’abolizione delle supplenze brevi, come quelle per malattia degli insegnanti. A coprire questi buchi dovrebbero quindi essere gli insegnanti dell’organico funzionale, operativi tuttavia a partire da novembre, quando entreranno ufficialmente a far parte della cosiddetta fase C delle assunzioni. A causa del profilo degli insegnanti appena assunti (su 9 mila, 7 mila in mobilità) anche le cattedre fisse potrebbero vacillare, con il conseguente rischio di non riuscire a garantire la necessaria continuità didattica.


Da quest’anno, inoltre, la “Buona scuola” dovrebbe mettere in condizione gli istituti di rimanere aperti più ore. Dietro l’autonomia scolastica e su iniziativa di associazioni e Terzo settore, le scuole dovrebbero in tal modo poter accogliere i ragazzi anche nei periodi pomeridiani e durante la sospensione della didattica. Tra le ultime novità introdotte dalla riforma, infine, anche l’incremento del fondo di funzionamento per le scuole: da quest’anno quest’ultime dovrebbero infatti beneficiare di maggiori fondi, pensati per acquistare il materiale didattico che serve.


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