E’ sicuramente il più corposo dei capitoli del Jobs Act lo schema di decreto legislativo «recante disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità». Le materie su cui questo decreto interviene sono ad ampio raggio toccando: inserimento mirato dei disabili e degli altri soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio; sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro; regime delle sanzioni; modalità semplificate per garantire data certa e autenticità delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; disciplina dei controlli a distanza sugli impianti e sugli strumenti di lavoro; possibilità di cessione tra dipendenti dei riposi a favore di chi ne abbia bisogno per assistere figli minori con problemi di salute; organismi, competenze e fondi operanti in materia di pari opportunità; promozione di azioni positive.

Il denominatore comune è quello, più volte sottolineato, della razionalizzazione e semplificazione di procedure e adempimenti. Le novità al riguardo sono diverse. In materia di collocamento obbligatorio, un primo cambiamento tocca i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti, per i quali l’obbligo di avere alle proprie dipendenze un lavoratore disabile prima scattava solo in caso di nuove assunzioni, mentre con l’entrata in vigore del decreto,  insorge per la sola sussistenza del requisito dimensionale, svincolandosi dall’effettuazione di nuove assunzioni. Stessa disposizione si applica a partiti, sindacati e associazioni senza scopo di lucro.

Un’altra trasformazione attiene alla possibilità di computare nella quota di riserva i lavoratori già disabili prima dell’assunzione, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, purché l’incapacità lavorativa superi il 60% se fisica e il 45% se psichica. Le prassi di assunzione sono la richiesta nominativa o la stipula delle convenzioni, già sancite dalla legge 68/99, con definitiva abolizione di ogni residua ipotesi di richiesta numerica. La richiesta nominativa può essere anticipata dalla richiesta al servizio competente di una preselezione degli iscritti agli elenchi basata sulle qualifiche richieste e seguendo modalità concordate. Alcune innovazioni sono previste anche in materia di costituzione e gestione del rapporto di lavoro. Dal 1° gennaio 2017, infatti, il libro unico del lavoro è tenuto in modalità telematica presso il ministero del Lavoro. Tutte le comunicazioni in materia di rapporti di lavoro dovranno essere eseguite unicamente in via telematica e viene abolita l’autorizzazione al lavoro all’estero.


Sul fronte salute e sicurezza, gli interventi più indicativi riguardano l’esonero del datore di lavoro da certi adempimenti (tra cui: trasmissione all’Inail del certificato di infortunio, cui provvede telematicamente il medico; trasmissione all’autorità di Ps della denuncia di infortunio, limitati ai casi più gravi e posta a carico dell’Inail) e l’abolizione del registro infortuni. In tema di sanzioni in materia di lavoro e legislazione sociale, invece, si introduce una graduazione e sono favoriti gli istituti di carattere premiale.

L’intervento più significativo in riferimento alla disciplina del rapporto di lavoro, è sicuramente la revisione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (controlli a distanza). Congiuntamente anche la disciplina delle dimissioni presenta importanti novità. A pena di inefficacia, dimissioni e risoluzioni consensuali potranno essere fatte esclusivamente con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili sul sito del ministero del Lavoro. Il lavoratore avrà possibilità di revocarle entro 7 giorni dalla trasmissione del modulo, sempre con modalità telematiche. Tale meccanismo non sarà necessario nel caso in cui le dimissioni o la risoluzione consensuale intervengano in una sede protetta (giudiziaria, sindacale, Dtl o commissione di certificazione). La “tradizionale” convalida del servizio ispettivo del ministero del Lavoro resta invece necessaria per le lavoratrici in maternità e durante i primi tre anni di vita del bambino. Il lavoratore potrà poi cedere, a titolo gratuito, riposi e ferie eccedenti il minimo legale ad altri dipendenti della stessa azienda che ne necessitino ai fini di assistere figli minori con problemi di salute. Una serie di disposizioni che ridisegnano gli organismi e le procedure in materia di pari opportunità concludono infine il decreto, per ridurre la complessità delle attuali strutture.


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