Spread, recessione, centinaia di miliardi bruciati in un solo giorno: parole e situazioni che eravamo certi di esserci lasciati ormai alle spalle, sulla spinta degli slogan dei governi improntati all’ottimismo e ai primi segnali – moderatamente – confortanti su crescita e occupazione.

E invece, ieri, la bolla cinese è scoppiata definitivamente, trascinando con sé tutte le maggiori Borse del mondo, che hanno perso punti percentuali in successione, così come non accadeva dal 2008, l’alba della grande crisi mondiale del secondo millennio.

Dopo i due deprezzamenti definiti dal governo cinese sullo yuan nei giorni scorsi, l’apertura dei mercati azionari della settimana post ferragosto ha fatto segnare una brusca battuta d’arresto sugli indici da Milano a New York, per tornare a Tokyo in difficoltà nella giornata di martedì.


A Piazza Affari si è smarrito per strada oltre il 7%, poi ridotto a un comunque grave -5%. a Londra, aria simile, con il mercato che ha chiuso a -4,67%, quasi allo stesso modo di Francoforte (-4,7%) e Parigi che supera tutti, ma in retromarcia, lasciando indietro 5,35 punti percentuali. Dalla prima mossa di Pechino, sul taglio della moneta conseguente al rallentamento dell’economia interna, si sarebbero bruciati un totale di oltre 5mila miliardi.

Anche a Shanghai, comunque, la Borsa non ride, con il peggior giorno dal 2007 a meno 8,49%, davvero un’enormità per il colosso cinese fino a ieri ritenuto al riparo da tutte le temperie azionarie. Dunque, la corsa alla vendita non si è arrestata e ha fatto segnare risultati negativi anche a Sydney, Hong Kong, Corea del Sud e Mumbai. In Italia, dai tempi dello spread impazzito non si registravano questi fenomeni sui mercati azionari.

Cosa potrà succedere

A soffrire più di tutti è il settore dell’energia, con il petrolio alle soglie dei 39 dollari al barile, cioè il minimo registrato a partire anche qui, dal 2008.

In banca, poi, i titoli non vanno al meglio, con lo spread Btp/Bund che riprende forza e torna sui 130 punti base e il generale calo di prezzo dei titoli di Stato nazionali.

A sistemare tutto – o almeno, a tentare – potrebbe arrivare un intervento diretto della Banca centrale cinese, immettendo – un po’ alla “europea” – una mole di capitali sul mercato, ma è possibile che i ribassi stiano per arrestarsi da sé. O, almeno, questo è l’auspicio degli Stati e degli attori sul mercato.

 


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