La regia trazzera che collega Caltavuturo a Scillato e permette l’ingresso all’autostrada A19, ha oggi un nome “Via dell’Onestà”. Un investimento inatteso e rapido da parte dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) del Movimento 5Stelle, costato 300.000,00 euro, che se da un lato è dimostrativo della disattenzione dei governi di tutti i tempi verso i servizi e i bisogni della gente, dall’altro evidenzia che con un po’ di buona volontà e intelligenza politica è possibile cambiare il volto del meridione, e delle isole in particolare, se solo si vuole realmente costruire un mondo migliore al di là dell’insensato lancio delle parole con i mezzi a disposizione della modernità.

L’azione vale più di un tweet si potrebbe sostenere senza ombra di dubbio, eppure c’è già chi critica l’intervento come una semplice espressione di politica spicciola finalizzata ad esaltare il gesto più che a risolvere i concreti problemi che affliggono il sud e, soprattutto, la Sicilia.

Ma pur mettendo anche questo nel conto, si deve constatare che l’intervento dei parlamentari siciliani 5Stelle è oggi in grado di dare un respiro alla gente del luogo e a coloro che, per diversi motivi, si trovano nel bisogno di dover attraversare la Sicilia da Palermo a Catania e viceversa.


Sicuramente la trazzera non è la soluzione definitiva al problema ma consente oggi, pur nella non indifferente pendenza del fondo stradale, di raggiungere l’autostrada e di bypassare il tratto colpito dalla frana che ha quasi causato  l’isolamento delle Madonie. Non sembra d’altra parte neanche idonea allo scopo la semplice risoluzione sulla viabilità siciliana votata in Commissione Ambiente e Trasporti di Montecitorio qualche giorno fa intesa a impegnare il Ministro ad assicurare tempi certi, controlli più efficaci e alternative valide in fase di completamento dei lavori che dovrebbero interessare la bretella autostradale per ripristinare il tratto interrotto dalla frana. Si rimane infatti sul piano delle parole e non si allevia la sofferenza dei siciliani. Semplicemente si rimane in attesa.

Dando poi uno sguardo alla SS 120 dell’Etna e delle Madonie che collega all’autostrada via Cerda, la situazione si presenta estremamente compromessa. La strada, che un tempo è stato il percorso della Targa Florio, è chiusa al transito perché interessata da innumerevoli profonde frane, che rendono il percorso difficile e pericoloso. Chi si avventura nonostante il divieto sa di esporsi a rischi non indifferenti.

Rimane allora l’alternativa della provinciale che collega Polizzi Generosa a Scillato e che apre il varco in autostrada. Ma anche questa non offre molte garanzie sia con riguardo alla stabilità che alla serenità del percorso. Se infatti la strada presenta un fascino per la bellezza paesaggistica che mostra, non possono non allarmare le insidie legate all’intensità del traffico e alla mancanza di vie d’uscita in caso di emergenza. Insomma la Sicilia va in pezzi e tuttavia si continua a parlare di omogeneità di sviluppo puntando sull’Europa e sui suoi finanziamenti per dare certezza di risultato a ciò che è ancora soltanto un sogno.

Un meridione tutto da ricostruire non può dunque lasciare in tranquillità piuttosto ci mostra il ritardo, l’inerzia e l’abbandono in cui esso è tenuto. Allo stesso modo, l’insufficienza dei servizi di trasporto fanno della Sicilia un’isola di inefficienza e di miseria, dove la mancanza dei collegamenti si unisce ai ritardi della storia e alla storia del potere che l’asservisce.

La voglia di riscatto del popolo siciliano è però più forte di ogni prepotenza ed è per questo che non devono rimanere riservate ad una ristretta cerchia le scelte sull’utilizzo dei fondi comunitari destinate alle aree interne.


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