Mentre la politica è ferma ai box per la pausa estiva, si lancia lo sguardo già alle prossime riforme che il govenro intende varare. Sulle ali del’entusiasmo, forse eccessivo, di Matteo Renzi, è già sul tavolo di palazzo Chigi e del Parlamento il dossier pensioni. Ora, emerge un’altra certezza: vi rientreranno anche gli esodati.

Nei giorni scorsi, il presidente del Consiglio ha esultato per i decreti e disegni di legge portati in approvazione dal Parlamento: “Mai così tanti dal ’48”, ha voluto sottolineare in maniera forse un po’ azzardata. Ora, però, è già tempo di pensare alle prossime mosse, soprattutto a quella più attesa: perché tante saranno anche le riforme portate al traguardo dell’approvazione, ma la più invocata dalla popolazione è ancora un cantiere apertissimo: si tratta, ovviamente, delle pensioni.

Anche in Parlamento le bocce sono temporaneamente ferme per la lunga interruzione vacanziera, cominciata lo scorso 5 agosto e in corso fino all’8 settembre, ma i lavori in qualche ufficio sono proseguiti anche nelel giornate in cui Camera e Senato votavano riforma della PA, decreto enti locali e gli altri provvedimenti adottati di recente.


E’ il caso, ad esempio, della commissione Lavoro di Montecitorio, come noto una delle più attive sul versante pensioni, guidata dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, il quale ha presentato di suo pugno anche una proposta per modificare la legge Fornero in base ai requisiti di ingresso al regime previdenziale.

Sul capitolo esodati, invece, sembrava che governo e maggioranza fossero diventati sordi al problema, dopo i sei provvedimenti varati in successione dai governi Monti, Letta e in misura minore Renzi – che ha recuperato in gran parte migliaia di posizioni avanzate dalla prima sanatoria del 2012 nell’unico intervento dedicato ai non salvaguardati.

Ora, invece, la commissione starebbe studiando il settimo testo che dovrebbe consentire a una fetta ulteriore di esodati di lasciare finalmente il lavoro, dopo il terremoto provocato dalla legge Fornero. E stavolta, a quanto si vocifera in Parlamento, potrebbe davvero essere quella decisiva per chiudere definitivamente la partita ormai aperta da tre anni e mezzo.

Innanzitutto, il nuovo testo dovrebbe contenere un ampliamento della platea già introdotta alla salvaguardia nell’ultimo dispositivo, varato nei mesi scorsi dal governo in carica. Principali interessati del nuovo paracadute per gli esodati, dovrebbero essere coloro che abbiano ricevuto un’indennità di mobilità in scadenza nel 2012 – anno di entrata in vigore della legge Fornero – più i quota 96 ancora in servizio: un totale, secondo conteggi non ancora confermati ufficialmente, che si avvicina alle 30mila unità.

Del resto, gli esodati non ancora inclusi nelle sei salvaguardie precedenti sono stimati in almeno 50mila unità, che andrebbero ad aggiungersi ai quasi 80mila già presi in carico dall’Inps nelle precedenti salvaguardie, più altre migliaia di situazioni ancora sotto esame.

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2 COMMENTI

  1. sono senza lavoro e senza pensione dal lontano 2008 cosa aspettano a mandarci in pensione io non riesco piu a vivere cosa posso fare ammazzarmi……………………………….

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