Anche se le polemiche delle ultime ore si sono concentrate sulla questione della sanità, con i 2,35 miliardi di tagli confermati anche nel maxiemendamento, il decreto enti locali appena approvato contiene importanti novità e modifiche nella gestione delle amministrazioni territoriali, che sono poi il nucleo del provvedimento.

Ieri dunque è avvenuta un’accelerazione decisiva in vista della conversione del decreto, con la presentazione del testo interamente sostitutivo di quello passato per la commissione e finito in aula a palazzo Madama, dove per quattro volte era mancato in maniera assai preoccupante il numero legale.

Con la decisione del governo di porre la questione di fiducia, quindi, sono stati scacciati gli spettri di una possibile mancata conversione – il decreto decadrà, infatti, il prossimo venerdì 7 agosto – lasciando, ovviamente, il campo alle polemiche delle opposizioni che hanno lamentato l’ennesimo ricorso al voto di fiducia da parte del governo Renzi.


Ma quali sono, in concreto, le novità che interessano da vicino gli enti locali del decreto 78/2015, ora rimpiazzato dal maxiemendamento?

Comuni

Viene rivisto il patto di stabilità di Comuni, Province e comunità montane, con messa a disposizione di 100 milioni per eventi straordinari e per la messa in sicurezza del territorio, per la bonifica dall’amianto e le funzioni capofila.

Il maxiemendamento prevede, poi, una riduzione delle sanzioni per i Comuni, le Province e le Città metropolitane che non abbiano rispettato il Patto di stabilità: dovranno corrispondere soltanto il 20% dello sforamento.

Imu. Vengono affidati ai Comuni 530 milioni per la compensazione del mancato gettito Imu, Tasi e Imu agricola 2014, mentre 29 milioni residui del fondo di solidarietà comunale saranno distribuiti alle realtà sotto i 60mila abitanti in stato di difficoltà.

Tassa sui rifiuti. Viene esteso l’accertamento Tares alla Tari, con possibilità di includere nella tariffa Tari anche i crediti inesigibili Tia 1 e Tares.

Viene prorogato al 31 dicembre il termine per affidamento tramite gara dell’attività di riscossione delle entrate, mentre per gli enti in predissesto viene confermata la validità della procedura adottata con prolungamento a 3 anni per il rientro.

Tempo fino al 30 novembre, invece, per la presentazione dei piani di riqualificazione delle aree urbane degradate.

Regioni

Viene stabilito che il disavanzo delle Regioni allo scorso 31 dicembre possa essere ripianato nei 7 esercizi successivi, al netto del debito autorizzato e non contratto e della quota di disavanzo 2014. Aumento delle risorse per il pagamento di debiti certi, liquidi ed esigibili ancora in sospeso.

Viene emesso un contributo per il riacquisto di titoli obbligazionari emessi per ristrutturare il debito, mentre si stabilisce un rinvio per la determinazione di partecipazione all’Iva.

Province e Città metropolitane

Per gli enti nella situazione più caotica, complice la distribuzione di esuberi tra i dipendenti che stenta a decollare, viene definito il 2015 come anno di transizione: per questa ragione, viene indetta la redazione del bilancio solo per il 2015 e la possibilità di non rilasciare il bilancio pluriennale.

Per le Regioni, ci sarà l’obbligo di trasferire alle Province le risorse necessarie allo svolgimento delle funzioni non fondamentali, se entro il prossimo 30 ottobre non avranno completato il riordino delle funzioni.

In aggiunta, vengono stabilite le seguenti agevolazioni o novità: eliminazione obbligo di versare allo Stato il 10% del ricavato da vendite immobiliari, rientro in 4 anni anziché in 3 per gli enti in difficoltà, ok alle assunzioni a tempo determinato entro fine anno anche per quegli enti che abbiano sforato il patto di stabilità 2014.

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