C’è la soluzione al problema dei dirigenti illegittimi, ma neanche la politica sa se davvero vuole farla arrivare in porto. Il decreto enti locali è bloccato in Senato e, al suo interno, si sta valutando l’inserimento di una modifica per sanare la situazione manager del fisco.

Come noto, nei mesi scorsi una sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi circa un migliaio di dirigenti pubblici, perché saliti in carica senza concorso. A finire cassato dall’ordinamento, un capitolo del famoso decreto salva Italia – quello che conteneva la riforma Fornero – nella parte in cui conteneva una vera e propria sanatoria che, a distanza di tre anni, è finita all’indice da parte della Consulta.

La sentenza ha generato un vero e proprio effetto valanga, se si pensa che, da una parte, tutti gli atti firmati dai dirigenti dichiarati illegittimi sono entrati in odore di nullità – con tanto di prime sentenze a dimostrarlo – mentre, dall’altra, l’Agenzia delle Entrate si trova immersa nella palude, avendo ridotto dell’80% l’attività di recupero da evasione, con alcune sedi regionali molto importanti, come la Lombardia, che vedono in carica pochissime unità di dirigenti. Insomma, il delirio fiscale.


Di fronte a un quadro così caotico, il governo ha pensato di intervenire con un emendamento al disegno di legge di conversione al decreto 78/2015 – altrimenti noto come dl enti locali – attualmente in discussione nell’aula di palazzo Madama.

L’ok al provvedimento è arrivato in commissione, prima dell’avvento del testo di fronte all’intera assemblea, avvenuto ieri. Da allora, la conversione ha subito uno stop inaspettato per la mancanza del numero legale, da mettere in pericolo la felice conclusione dell’iter, per un testo che non pareva presentare particolari problemi o incertezze da parte della maggioranza.

In ogni caso, l’emendamento in questione, rivolto a tamponare la falla venutasi a creare dopo la mannaia della Corte costituzionale, punta a ristabilire l’adozione di alcune deleghe temporanee che consentano la regolare amministrazione della gestione contabile e tributaria, con unico requisito quello di un quinquennio di esperienza nell’area del bando dei nuovi concorsi, i quali andranno indetti in breve tempo, con modalità a oggi ancora sconosciute. Certamente, bisognerà tenere conto dei principi costituzionali di parità di accesso, per non rischiare di ritrovarsi, magari tra qualche mese al punto di partenza.

 

 


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