Se la riforma pensioni 2015 spiccherà definitivamente il volo, oppure rimarrà solo una pallida illusione, ancora non è dato sapere. Sicuramente, però, per i pensionati italiani il 2016 porterà in dote una riduzione sensibile degli assegni.

Altro che rimborsi, insomma. A pochi giorni dal via al ripristino delle indicizzazioni rese obbligatorie dalla sentenza della Corte costituzionale, e che il governo ha deciso di ristabilire in minima parte, emerge un particolare di non poco conto che consentirà alle casse statali di risparmiare una quota considerevole negli assegni previdenziali.

Si tratta dell’effetto collegato alla revisione dei coefficienti inerenti il calcolo delle pensioni in parte contributive, descritto con dovizia di particolari nel decreto dello scorso 22 giugno 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 luglio, dal nome “Revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”.


Il provvedimento, emanato dal dicastero guidato da Giuliano Poletti, reca le firme del direttore generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con quella del ragioniere generale del Mef.

Quello pubblicato in Gazzetta è l’ultimo adeguamento triennale, dal momento che, come stabilito dalla legge Fornero, d’ora in avanti i coefficienti saranno rivalutati ogni biennio.

Va ricordato che tutto ebbe inizio negli anni ’90 del secolo scorso quando, con la riforma del governo Dini, venne introdotto per la prima volta il concetto di quota contributiva, con ciò intendendo di legare la pensione ai contributi effettivamente versati dal lavoratore nel corso della carriera, i quali, tramite rivalutazione annuale su base del Pil, si trasformano in scampoli sempre più consistenti di pensione con l’avanzare del tempo per i pensionati che accedono al primo assegno Inps.

Poi, nel 2007, la legge voluta con forza dall’allora ministro del Lavoro Cesare Damiano i coefficienti per la trasformazione die contributi in pensione sono scesi per effetto dell’incremento della speranza di vita, un dato divenuto centrale nella seguente e per il momento definitiva legge Fornero.

E’ proprio in base a queste due leggi che viene a rimodularsi il calcolo degli assegni Inps, come specificato nel decreto appena pubblicato.

Cosa cambia dal primo gennaio

Secondo le proiezioni ministeriali, un lavoratore che nel 1995, anno della riforma Dini, avesse da parte meno di 18 anni di contributi e possa accedere al regime pensionistico di anzianità avendo compiuto 66 anni e 3 mesi, potrà avere una rendita da pensione maggiore di circa 18 euro rispetto a chi si ritirerà dal lavoro nel prossimo anno.

Va tenuto conto che, per effetto dell’aumento della speranza di vita, l’anno prossimo serviranno quattro mesi in più, per cui il differenziale dovrebbe scendere di 8 euro per i pensionati del 2016.

Insomma, chi ha possibilità di accedere al regime Inps entro la fine del 2015 deve avviare le pratiche, dal momento che il prossimo anno gli assegni saranno più striminziti. Per i lavoratori privati, la scadenza è il mese di novembre, mentre per quelli del settore pubblico si andrà al 30 dicembre.

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6 COMMENTI

  1. Ma Le persone e Sono molte Che non per Volonta Loro Sono entrati a lavorare tardi come riescono a raggiungere u contributi Che servono mi sembra Che Ci sia stata un ingiustizia sociale tra pensioni baby e quelle rettributive poi miste e contributive si puo studiare anche questo problema Di chi e’ entrato tardi

  2. Egregio Signor Renzi ,
    di errori ne avete fatti fin troppi . A cominciare dagli 80 euro a pioggia , cioè beneficiando anche le famiglie benestanti . Si , perchè il reddito famigliare conta solo per pagare i ticket sanitari . Poi , la mancata perequazione delle pensioni altra truffa , oltretutto senza tenere conto dei pensionati a monoreddito con familiari a carico . Due pensioni da 1500 euro fanno tre mila in una famiglia , un pensionato con un assegno da 2000 euro perchè ha versato 50 anni di contributi con famigliari a carico fanno solo 700 euro ( moglie e figlio ) . Voi pensate di essere furbi includendo nelle pensioni d’oro quelle dei lavoratori con responsabilità che hanno lavorato 45,50 anni riducendole di fatto la pensione grazie all’inflazione e alla mancata indicizzazione . Comunque alle prossime elezioni i pensionati , quelli che hanno contribuito bene o male allo sviluppo di questo malandato Paese grazie ai politici , si ricorderanno .

  3. Caro Renzi pensi che dopo 41-42 anni di lavoro si possa rinunciare ad un 30/40/ per 100? Faresti bella figura tacere …….peccato avrei pensato che eri quello giusto

  4. Tagliate le pensioni a chi non ha pagato i contributi tagliate gli stipendi ai politici tagliate i vitalizi e vedrete che i soldi x una riforma seria ci sono

  5. Renzi si accorgerà’ dei madornali errori che ha commesso con le prossime elezioni.
    Pensa di creare una flessibilità’ in uscita per chi ha già’ 40/41 anni di lavoro “consentendogli” di perdere il 30/40 per cento della pensione per tutta la vita?
    Ma stiamo scherzando?

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