Lo scorso 11 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare la bozza di D.Lgs. contenente l’istituzione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, quale strumento volto a razionalizzare l’attuale sistema dei controlli in materia di lavoro e legislazione sociale.

La nuova figura – che dovrebbe nascere al più presto, forse già dall’anno prossimo – si ispira al modello delle Agenzie fiscali, disciplinate dal D.Lgs. 300/’99; pertanto, essa sarà dotata di personalità giuridica di diritto pubblico, autonomia organizzativa e contabile, posta sotto la vigilanza del Ministro del Lavoro. Il vertice dell’Ente sarà composto, oltreché da un Direttore, da un Consiglio di Amministrazione di quattro membri, di cui uno proveniente dall’INPS e uno dall’INAIL.

L’Ispettorato includerebbe al suo interno tutti i dipendenti delle sedi territoriali del Ministero del Lavoro e i Carabinieri del Nucleo Tutela del Lavoro, oltre al personale della Direzione dell’Attività Ispettiva del Ministero. In posizione diversa si collocano, invece, gli ispettori INPS e INAIL, che resterebbero alle dipendenze dei rispettivi Enti di appartenenza ma vedrebbero la propria attività programmata dal costituendo Ispettorato. Inoltre, al fine di garantire l’unicità del futuro soggetto, il decreto dispone espressamente che i futuri concorsi per l’accesso all’Ispettorato potranno essere banditi solo da quest’ultimo – con cadenza triennale – e che gli ispettori Inps e Inail siano inseriti in un ruolo a esaurimento.


La competenza del nuovo Ente comprenderebbe quella già esercitata dagli ispettori del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL mentre per quanto concerne la salute e la sicurezza dei lavoratori resta ferma la competenza delle ASL e delle ARPA, con cui l’Ispettorato si dovrà coordinare. Resta ferma la facoltà di altri Enti (Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Polizia Municipale, tra gli altri) di accertare il lavoro nero ed irrogare la cosiddetta “maxi sanzione”. Ciò impedisce di considerare il costituendo Ente come l’unico soggetto titolare dei controlli in materia di lavoro; tuttavia, si è pensato bene di evitare “a monte” il problema della sovrapposizione di verifiche, prevedendo che tutti gli altri soggetti, prima di effettuare ispezioni in materia di lavoro e legislazione sociale, dovranno raccordarsi con le sedi centrali e territoriali dell’Ispettorato.

Allo scopo di superare definitivamente l’annosa questione della – mancata – condivisione delle banche dati, elemento prezioso per un’ispezione del lavoro mirata, si statuisce l’obbligo per INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate di mettere a disposizione dell’Ispettorato tutti i dati utili alla programmazione e allo svolgimento dell’attività di vigilanza prevedendo, in caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’applicazione delle norme in materia di responsabilità dirigenziale.

L’organizzazione dell’Ispettorato, così come la sua dislocazione sul territorio, sono affidate a Decreti del Presidente del Consiglio da emanare entro 45 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo. Due vincoli sono espressamente indicati: il personale non potrà superare le 6.357 unità e le sedi sul territorio non potranno essere più di 80 (attualmente il Ministero ne ha 85).

L’impressione è che si sia fatto certamente un passo in avanti  rispetto alla bozza circolata qualche mese fa, in quanto vengono in buona parte superate le diverse criticità che quella presentava. Tuttavia, non possiamo nascondere che, a causa delle forti resistenze alla creazione di un soggetto unitario, il futuro Ispettorato Nazionale del Lavoro diventerà realmente unico, come già è nel resto d’Europa, solo quando il ruolo ad esaurimento degli ispettori INPS e INAIL si sarà svuotato, ossia tra circa 30-35 anni, posto che le ultime immissioni in ruolo negli Enti risalgono al 2007.

Inoltre, se è vero da un lato che si tende a riunire le diverse competenze e professionalità oggi divise, d’altra parte, avremo lavoratori chiamati a svolgere le stesse mansioni con retribuzioni sostanzialmente diverse. Su quest’ultimo punto, il Decreto contiene una norma fumosa, che rimanda alle proposte elaborate da un Comitato di esperti. Forse, si poteva fare qualcosa in più e qualcosa in più è auspicabile che propongano le competenti Commissioni parlamentari chiamate a dare il proprio parere sullo schema di Decreto, se non si vuole correre il serio rischio di ricorsi giudiziari a pioggia.

Infine, considerato che la riforma costituzionale attualmente all’esame del Parlamento contempla la centralizzazione allo Stato delle funzioni in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, l’augurio è che anche ASL e ARPA entrino organicamente all’interno del nuovo soggetto, una volta approvata la novella.

 

Le considerazioni contenute nel presente scritto sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno in alcun modo carattere impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.
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