Tasi 2015, il bollettino resta un miraggio. Proprio nei giorni in cui i contribuenti già pregustavano l’idea di non doversi sobbarcare dei calcoli sull’imposta relativa agli immobili, arriva la doccia fredda: i Comuni non sono pronti.

Insomma, permane l’obbligo di legge, ma gli enti locali non hanno forze e risorse sufficienti, anche solo per realizzare le richieste dei contribuenti. Già, perché l’invio del contributo su Imu e Tasi non dovrebbe essere generalizzato, ma solo da garantire a quei contribuenti che ne abbiano fatto richiesta in tempo.

Il termine per l’acconto in tutta Italia, a differenza di quanto avvenuto un anno fa con il caos dei pagamenti dilazionati, è fissato al prossimo 16 giugno. A dicembre, poi, il “gran finale” del saldo. Insomma, ancora oggi, a un mese di distanza dalla prima scadenza, gli enti locali non hanno modo di assicurare il rispetto di questa norma già stabilita nelle precedenti finanziarie, quando la Tasi venne istituita per prendere il posto della bistrattata Imu, senza sapere, però, che in molti casi il caos sarebbe cresciuto in maniera esponenziale (basti pensare, infatti, al numero spropositato di aliquote generato dal sistema di calcolo e di pagamento del tributo).


Secondo i calcoli degli esperti, infatti, le percentuali imponibili legate alla Tasi sono addirittura 200mila, un numero enorme  in relazione alle poche migliaia di enti deputati alla ricezione del pagamento.

A sollevare parzialmente i Comuni dell’onere di invio del bollettino a tutti i destinatari residenti e proprietari di immobili, ci aveva pensato il decreto ministeriale dello scorso 23 maggio 2014, il quale aveva messo in chiaro che l’invio sarebbe stato essenzialmente opzionale e non obbligatorio per le pubbliche amministrazioni.

Però, poi, con la legge 89 sempre dello scorso anno, si è finito per mettere mano nuovamente alla già intricata normativa della Tassa sui servizi indivisibili (TASI), specificando che la preparazione del bollettino sarebbe obbligatoria solo in caso di esplicita richiesta da parte del contribuente.

Questo, lo stato delle cose sul fronte normativo. Peccato, però, come hanno chiarito numerose associazioni del settore, che sia praticamente impossibile per i Comuni essere a conoscenza dei soggetti passivi vista la non piena penetrabilità degli archivi catastali.

Siamo, insomma, dalle parti del 730 precompilato: un’idea nata per semplificare che si scontra con strumenti e strutture obsolete o impreparate, anche per colpa della stessa politica che vorrebbe rendere tutto più facile con un semplice colpo di spugna. E invece, così facendo si rischia – e spesso si va incontro – all’effetto contrario.

Allora, non resta che armarsi ancora una volta di pazienza e calcolatrice, per scoprire quanto dovremo pagare di Tasi nel 2015. Attenzsione, in proposito, all’eventuale cambiamento di aliquota applicata nel proprio Comune.

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Tasi 2015: Comuni, obbligo di invio bollettino precompilato


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1 COOMENTO

  1. UN METODO CI SAREBBE
    Ora che un cittadino le tasse se le debba anche calcolare è il massimo della sopraffazione. L’antidoto? Se nessuno o la maggioranza degli italiani non si calcolassero un bel niente… i calcoli gli verrebbero a loro… ma al fegato. deughis

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