Province, altra dura bocciatura della Corte dei conti alla riforma approvata dal governo Renzi. A un anno di distanza dal via libera allo smembramento degli organi provinciali, la magistratura contabile ha confermato l’impatto negativo sui conti pubblici della legge che ha innescato il riordino degli enti territoriali.

Come già evidenziato all’epoca della discussione parlamentare del ddl Delrio, dunque, i giudici della Corte dei conti sono tornati sull’argomento con una nuova delibera, datata 30 aprile 2015 ma resa nota solo nelle ultime ore, in cui si prende in esame il frutto della riforma, specie nel riassetto dei dipendenti, che sta gettando nel caos le pubbliche amministrazioni di tutta Italia.

La pronuncia della Corte arriva proprio dopo alcuni giorni in cui si era addirittura diffusa la notizia – poi smentita dalle fonti ufficiali – che a partire da giugno i dipendenti delle Province non avrebbero più visto lo stipendio a causa della ristrettezza in cui verserebbero le casse dello Stato.


Sebbene questo allarme, al momento pare rientrato, a rinfocolare le critiche contro la riforma delle Province ci ha pensato la Corte dei conti, con la nuova pronuncia su questa rivoluzione molto problematica, e a quanto riportano i giudici, assai costosa.

Più volte, ricordiamo ad esempio i numerosi interventi di Luigi Oliveri in materia, anche sul nostro sito si è fatto riferimento alla reale efficacia del dispositivo che ha cancellato abrogato gli organi elettivi diretti delle Province, elencando anche le competenze che queste avrebbero già dovuto cedere a Comuni o Regioni.

Di pari passo, dunque, si è venuta a creare la questione dei dipendenti che, lo scorso 31 marzo, avrebbero dovuto conoscere il proprio destino come da programmi ministeriali, ma allo stato attuale, sono ancora tantissimi i lavoratori degli enti provinciali in balia degli eventi.

La nuova bocciatura

Con la delibera numero 17 del 2015, dunque, la Corte dei conti ha sostanzialmente confermato quanto già sottolineato negli anni precedenti, avendo, però, ora sotto esame anche le recenti novità introdotte con la legge di stabilità 2015.

L’ultima finanziaria, infatti, ha tagliato un miliardo di euro dal conto riservato alle Province, a fronte di interventi previsti dal ddl Delrio che stanno “incontrando ritardi e difficoltà nella fase attuativa”.

Questa incertezza, dunque, non può che generare scompensi nella finanza delle Province, dal momento che queste si ritrovano a gestire le medesime funzioni del passato, ma con i fondi a disposizione ridotti all’osso.

Esuberi. C’è il tema delle eccedenze, affrontato nella pronuncia della Corte, in cui si sottolinea come le quote messe in preventivo dal governo siano ancora da esaudire quasi in toto, con numerosissimi dipendenti ancora in servizio presso gli uffici che avrebbero dovuto lasciare entro lo scorso 31 marzo. In proopsito, in un’audizione in commissione per la Semplificazione, il ministro Madia ha sottolineato che l’orizzonte entro cui redistribuire tutto il personale è il 31 dicembre 2016, così come prevede il blocco assuzioni confermato per l’anno in corso e il prossimo.

QUI IL TESTO COMPLETO DELLA DELIBERA


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1 COOMENTO

  1. Senza indugi, il Governo è tenuto a ristabilire l’equilibrio finanziario di ciò che rimane delle Province, finché la riforma prospettata (ancorché sciagurata … !) non trovi piena attuazione.

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