Jobs Act: di effetti perversi ne stanno maturando parecchi ma, come dalle previsioni, anche di contratti. E i numeri diramati dall’Inps nelle ultime ore non faranno che risuonare la grancassa del governo Renzi.

Addirittura oltre ogni aspettativa, infatti, il numero dei contratti a tempo indeterminato attivati secondo l’istituto di previdenza nei primi mesi del 2015: siamo a 319mila rapporti di lavoro avviati, con un +138% rispetto a inizio 2014.

Stando ai dati diramati, ovviamente, come era da attendersi, a fare al parte del leone è il tempo indeterminato, grazie al duplice incentivo degli sgravi contenuti nella legge di stabilità 2015 e con la nuova formulazione del Jobs Act, che consente margini di licenziamento più ampi alle aziende per tutti i rapporti avviati a partire dal 7 marzo 2015. Nel complesso, le rilevazioni hanno fermato la lancetta dei nuovi posti fissi a un globale +24% da gennaio a marzo.

Insomma, a quanto pare le aziende non si sono fatte pregare e, come auspicato dal governo, stanno di fatto assumendo. Se, poi, questo personale sia effettivamente nuovo, oppure se si tratti di vecchi dipendenti fatti licenziare e poi reimmessi in organico sotto il nuovo contratto a tutele crescenti, lo si scoprirà solo di qui in avanti.

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I dati sulla disoccupazione, infatti, non fanno dormire sonni troppo tranquilli all’esecutivo, con i giovani senza lavoro ormai oltre al 43% a fronte di un tasso generale che supera il 12,5%. Insomma, se davvero il Jobs Act e gli incentivi di Poletti sui contributi previdenziali avranno fatto centro, bisognerà aspettare analisi più vaste che prendano in considerazione il numero effettivo degli occupati e di quanti ancora sono alla ricerca di un lavoro.

Ricordiamo, in proposito, che la proiezione Istat per il 2016 è una disoccupazione ancorata al 12%.

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