La Gran Bretagna si appresta a tornare al voto. Sono fissate per giovedì 7 maggio, nel Regno Unito di Sua Maestà la regina Elisabetta, le elezioni per il rinnovo del Parlamento londinese, proprio nei giorni successivi in cui la famiglia reale ha dato il benvenuto alla neonata royal baby, Charlotte Elizabeth Diana, la secondogenita di William e Kate.

Come sempre in bilico tra gossip e politica, la cronaca inglese ora torna a focalizzarsi su un appuntamento elettorale chiave per il destino dello Stato inglese, specie in chiave europea.

Gli ultimi sondaggi danno un testa a testa come da decenni non si poteva presagire, tra il partito Conservatore, che ripresenta come proprio leader il primo ministro uscente David Cameron, e il ritorno dei Laburisti con il giovane Ed Miliband.


Smaltita la fine dell’era Blair, dunque, il Labour è tornato prepotentemente alla ribalta, proprio quando tutto lasciava presagire a un lungo periodo di dominio da parte del partito Conservatore.

Quest’ultimo, esce da cinque anni di governo con i Liberali di Nick Clegg, con risultati contrastanti e, soprattutto, un crescente antieuropeismo cheha preso piede tanto nella società britannica quanto nei suoi partiti maggiori.

Non è un caso che il destino delle elezioni potrebbe deciderlo l’Ukip di Nigel Farage, movimento tutt’altro che benevolo con gli immigrati e fortemente critico verso Bruxelles e le istituzioni europee.

Con i due partiti di testa appaiati al 33% secondo le ultimissime rilevazioni, dunque, la rincorsa per Cameron, al fine di rimanere a Downing Street, è quella di riprendere più voti possibile al “Salvini” – o sarebbe meglio dire Grillo, visto che in Europa sono alleati nel gruppo EFD – d’Inghilterra, Farage.

Al fine di accattivarsi le simpatie dell’elettorato vicino al’Ukip, per il 2017, il premier uscente ha già promesso un referendum sull’Unione Europea, che, però, si terrà solo se al governo resteranno i Tories, peraltro con una maggioranza sufficiente da scongiurare qualsiasi ipotesi di “grande coalizione”. Nessuno dei partiti, infatti, in questo quadro frammentato e inedito per la politica inglese, pare in grado di dare vita a un esecutivo autosufficiente.

Dall’altro lato, per i Laburisti si prospetta la possibilità di un governo di coalizione con l’appoggio esterno del partito indipendentista scozzese guidato da Nicola Sturgeon, che, dopo il fallimento del referendum per il distacco delle Highlands dal Regno Unito, ha preferito avanzare le proprie rivendicazioni direttamente a Londra con una forza politica in propria rappresentanza. Questo scenario, per quanto possibile, potrebbe comunque esporre il partito di Miliband a feroci critiche interne, specie quella di essersi piegato ai ricatti degli autonomisti in kilt.

Com’è la legge elettorale in Gran Bretagna

Nel Regno Unito vige un sistema maggioritario puro, con il territorio di Galles, Scozia, Irlanda del Nord e Inghilterra suddiviso in 650 collegi, in cui i partiti presentano un solo candidato.

A essere eletto, in ciascun collegio, è il candidato più votato.

 

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteNovità in materia di black list e deducibilità dei costi
Articolo successivoInps: la riforma 2015 parte da “La mia pensione”. Come si accede

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here