Il decreto sulla mobilità  PA e le tabelle di equiparazione c’è: arrivato in Conferenza Unificata ieri, dove ha ricevuto il via libera da Comuni, Province e Regioni, stabilirà  tutte le connessioni tra stipendio e inquadramento nei trasferimenti più impegnativi, dove c’è cioè un passaggio da un comparto amministrativo a un altro.

Esempi classici? Da un ministero a un ospedale, da una scuola a un comune, da una provincia a un ente di ricerca. Questi trasferimenti determinano in sostanza un nuovo lavoro anche in una sede fisicamente distante da quella originaria, fino a un massimo di 50 chilometri in caso di mobilità  obbligatoria, ovvero comandata.

Il senso della norma

Il decreto sullo sblocco della mobilità PA, che è essenziale per attuare davvero la mobilità del personale in eccedenza nelle Province, non dovrebbe avere alcun effetto sui saldi, ma almeno secondo il timore dei sindacati effetti importanti, e negativi, rischiano di verificarsi per le buste paga dei singoli dipendenti coinvolti.


Nell’articolo 3 si specifica che i dipendenti interessati dalla mobilità  non volontaria (per quella volontaria il trattamento economico è sempre quello previsto nella Pa di destinazione, come dice l’articolo 30, comma 2-quinquies del Dlgs 165/2001), “mantengono il trattamento fondamentale e accessorio, ove più favorevole, limitatamente alle voci fisse e continuative (…) mediante assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti nei casi in cui sia individuata la relativa copertura finanziaria, anche a valere sulle facoltà  assunzionali“.

Quanto alle modifiche che il Governo potrebbe apportare al decreto – ha detto il sottosegretario alla PA Angelo Rughetti – si va verso l’accoglimento di alcune indicazioni poste dalla Regioni per assicurare il mantenimento del salario accessorio nel trasferimento.

Cosa ne pensano i Comuni

“Siamo molto contenti che il disegno di redistribuzione del personale vada avanti: questo passaggio ci consentirà di avere maggiore flessibilità  e mobilità  tra amministrazioni ed amministrazioni. E’ una delle cose che abbiamo chiesto più volte al Presidente del Consiglio, dopo mesi di chiacchiere oggi il Ministero per la p.a. ci sta dando ragione”, ha detto il presidente del Consiglio Nazionale Anci e sindaco di Catania, Enzo Bianco, commentando il parere positivo dato in Conferenza, condizionato però al recepimento delle osservazioni tecniche date dall’Anci sul d.P.C.M. con le tabelle di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dai contratti collettivi per i diversi comparti di contrattazione.

Secondo l’associazione, il provvedimento che attua la previsione contenuta nell’art. 29-bisdel d.lgs. 165/2001, rappresenta un tassello fondamentale per agevolare il passaggio del personale dipendente tra i diversi settori amministrativi. Oltre ad essere uno dei presupposti per consentire il pieno avvio dei processi di ricollocazione e di mobilità  del personale delle città  metropolitane e delle province interessati dalle norme della legge di stabilità  per il 2015.

La reazione dei sindacati

Non buone, le reazioni della Cgil e degli altri. Le problematiche rilevate dalla Cgil riguardano in particolare il rischio “di produrre un consistente danno economico” per chi subisce la mobilità. Inoltre il sindacato mette in evidenza il problema del “doppio binario“: per gli esuberi delle Province dovrebbe continuare a valere il meccanismo della legge Delrio. Non tanto diverse le conclusioni della Cisl Fp: “siamo a un esercizio della mobilità non come occasione di crescita ma come scacchiera, senza alcun vantaggio per i cittadini“.


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