L’argomento delle c.d. multe transfrontaliere sono state argomento di numerose assise e dibattiti. Prima di vedere la nuova “primavera” legislativa è opportuno una breve riflessione.

La Direttiva UE – 2011/82/UE,  aveva dettato ed emanato delle regole al fine del miglioramento della sicurezza stradale, il quale era stato recepito come obiettivo primario della politica dei trasporti dell’Unione.

Nella Direttiva si leggeva che l’Unione attua una politica tesa a migliorare la sicurezza stradale con l’obiettivo di ridurre il numero delle vittime, dei feriti e dei danni materiali. La presente direttiva, quindi,  mira ad assicurare che anche in tali casi sia garantita l’efficacia delle indagini relative alle infrazioni in materia di sicurezza stradale.


Nella sua comunicazione del 20 luglio 2010 dal titolo “Verso uno spazio europeo della sicurezza stradale: orientamenti 2011-2020 per la sicurezza stradale“, la Commissione ha sottolineato che l’applicazione della normativa si conferma un elemento chiave per la creazione delle condizioni favorevoli alla riduzione sostanziale del numero di morti e feriti È opportuno sensibilizzare i cittadini dell’Unione in merito alle normative in materia di sicurezza stradale in vigore nei vari Stati membri e in merito all’attuazione della presente direttiva, in particolare attraverso appropriate misure volte a garantire la diffusione di informazioni sufficienti sulle conseguenze del mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza stradale quando si viaggia in un Stato membro diverso dallo Stato membro d’immatricolazione.

Al fine di perseguire una politica di sicurezza stradale volta ad un livello elevato di protezione per tutti gli utenti della strada nell’Unione e tenendo conto dell’estrema diversità delle situazioni all’interno di quest’ultima, gli Stati membri dovrebbero adoperarsi, fatte salve politiche e normative più restrittive, per assicurare una maggiore convergenza dei codici della strada e della loro applicazione tra gli Stati membri

I contenuti della già citata direttiva, sono stati recepiti in Italia attraverso il D.lgs. 4 marzo 2014, n. 37 Attuazione della direttiva 2011/82/UE intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale il quale reca un corpus organico di disposizioni in materia di scambio di informazioni in materia di infrazioni stradali, si compone di tre capi e due allegati, mutuati dal testo della direttiva.

All’articolo 1 venivano individuati gli obiettivi perseguiti con l’intervento normativo. Infatti si leggeva che nel medio periodo, vi era l’intento di disciplinare lo scambio, tra l’Italia e gli altri Stati Ue, di informazioni in merito a determinati tipi di infrazioni stradali, per consentire l’applicazione delle relative sanzioni, qualora le violazioni siano commesse con un veicolo immatricolato in uno Stato diverso dallo Stato in cui l’infrazione è stata commessa.

Nel lungo periodo, accrescere il livello di protezione a tutti gli utenti della strada, consentendo l’identificazione dei trasgressori quando circolano all’estero.

Questo per ovviare ai casi di impossibilità di contestazione immediata della violazione, i trasgressori stranieri godono spesso di ingiustificata impunità per l’impossibilità di attivare efficaci procedure sanzionatorie, determinando un vulnus nei confronti del principio della parità di trattamento dei cittadini comunitari e determinando un diffuso sentimento di ingiustizia.

L’ambito di applicazione della normativa era quello di scambiare informazioni, per le specifiche tipologie:

a) «eccesso di velocità» (superamento dei limiti in vigore nello Stato dell’infrazione, per il tipo di strada e il tipo di veicolo), in Italia regolamentato dall’articolo 142 del C.d.S;

b) «mancato uso della cintura di sicurezza» (o del dispositivo di ritenuta per bambini), in Italia disciplinato dall’articolo 172 del C.d.S;

c) «mancato arresto davanti a un semaforo rosso» (o a qualsiasi altro segnale pertinente di arresto), in Italia regolato dall’articolo 146 del C.d.S;

d) «guida in stato di ebbrezza» (dovuta all’alcol), in Italia contemplata dall’articolo 186 del C.d.S;

e) «guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti» (o di altre con effetto analogo), in Italia contemplata dall’articolo 187 del C.d.S;

f) «mancato uso del casco protettivo», in Italia disciplinato dall’articolo 171 del C.d.S;

g) «circolazione su una corsia vietata» (quale una corsia di emergenza, preferenziale per il trasporto pubblico, o provvisoriamente chiusa per motivi di congestione o di lavori stradali), in Italia prevista dall’articolo 7 del C.d.S;

h) «uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida», in Italia contenuto nell’articolo 173 del C.d.S.

Purtroppo, ai primi di maggio, a soli due mesi dall’entrata in vigore della norma nazionale, la Corte di Giustizia Europea sez. Grande, con sentenza 06.05.2014 n° C-43/12, così disponeva, è annullata la direttiva 2011/82/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale e recepita in Italia con il decreto legislativo 04.03.2014 n° 37.

Dall’Unione europea sono giunte importanti notizie sulla direttiva, attualmente non è ancora in vigore, ma lo sarà a breve visto che entro il prossimo 6 maggio gli stati membri dell’Unione Europea dovranno integrarla al diritto interno nei loro ordinamenti nazionali. Chi viaggia invece in Gran Bretagna, Irlanda o Danimarca può stare più sereno (questo non vuol dire che ha il diritto di infrangere il Codice della Strada impunemente), visto che questi stati hanno due anni di tempo per applicare le nuove leggi.

Se così possiamo dire, quello che partirà dal 6 maggio 2015 vi sarà un periodo che lo possiamo definire di “prova”, nel quale la Commissione Europea dovrà valutare entro il novembre 2016 se questa direttiva si sarà rivelata efficace o meno.
Con il sistema delle multe senza frontiere, che consente l’accesso ai registri d’immatricolazione di tutti i 28 stati membri, qualunque guidatore che commetta infrazioni gravi al codice della strada all’estero vedrà recapitarsi a casa l’ammenda. Le infrazioni per cui è previsto questo sistema sono eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, guida senza cinture di sicurezza o senza casco, uso di corsie vietate, mancato rispetto del semaforo rosso e uso del cellulare durante la guida.

Come per il passato, essendo una Direttiva, gli stati membri devono recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali legislativi entro il prossimo 6 maggio. Alla Gran Bretagna, all’Irlanda e alla Danimarca sono stati dati due anni in più per arrivare alla completa applicazione delle nuove norme. La Commissione Ue dovrà valutare l’efficacia della direttiva entro il novembre 2016 e, in seguito, potrebbe proporre dei cambiamenti. Le norme precedenti erano state bloccate lo scorso maggio dalla Corte di giustizia dell’Ue, dopo che Parlamento e Consiglio ne avevano cambiato la base legale.

Questa importante direttiva, ha l’obiettivo primario di armonizzare le normative tra gli Stati membri.

Nel settore dell’incidentistica stradale, essa, potrebbe concorrere a salvare 400 vite ogni anno. È statisticamente comprovato e confermato che l’eccesso di velocità è la causa di circa un terzo delle collisioni fatali che si verificano in Europa e un fattore aggravante in tutti gli incidenti stradali. Secondo la Commissione europea, i conducenti non residenti rappresentano circa il 5% del traffico stradale nell’Unione europea ma sono responsabili del 15% delle infrazioni per eccesso di velocità rilevate.

 


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