Codice degli appalti, la riforma è davvero pronta a partire. Questo, almeno, è il sentore che circola nei palazzi governativi, dopo l’avvio delle discussioni ufficiali e la diffusione della bozza che andrà a riscrivere il testo di regolamentazione della normativa sulla concessione di lavori pubblici.

Sarà stato lo scandalo Incalza ad aver convinto le istituzioni di dover imprimere l’accelerazione decisiva? Forse non lo sapremo mai, fatto sta che ultimamente l’aria sembra finalmente cambiata sul tema degli appalti e  il rinnovamento auspicato del Codice.

Dapprima, con le dimissioni dell’ex ministro Lupi alle Infrastrutture il neo responsabile del dicastero Graziano Delrio ha indicato come prioritaria la revisione del Codice. Quindi, la presenza televisiva ripetuta del commissario Expo e presidente Anac Raffaele Cantone, ospite in pochi giorni di alcune trasmissioni molto note, come “Che tempo che fa?” di Fabio Fazio – QUI L’INTERVISTA COMPLETA oppure “Otto e mezzo” di Lilli Gruber su La7, testimonia un cambio di marcia politico sul fronte delle gare pubbliche.


E’ in questo scenario di fermento, con l’incognita Expo ancora da chiudere – le ultime notizie hanno ufficializzato il mancato rispetto dei tempi per la chiusura dei lavori il prossimo primo maggio – che esce la bozza di riforma del Codice degli appalti, passo imprescindibile dell’azione di governo per rivedere il sistema degli affidamenti dei lavori pubblici, terreno su cui, negli ultimi mesi, sono spuntate diverse inchieste e scandali di forte impatto.

Cosa prevede il nuovo Codice degli Appalti

Il disegno di legge delega è attualmente incardinato al Senato in commissione lavori pubblici e presuppone che, una volta tradotto in legge esecutiva, il governo per esercitare il proprio potere di attuazione non trascenda il numero minimo delle norme richieste.

Insomma, si punta a snellire quanto più possibile, per un massimo identificato nella quota di 250 articoli complessivi del nuovo Codice degli appalti.

Sarà l’Anac il fulcro del nuovo sistema degli appalti: all’autorità guidata da Cantone, infatti, verrà affidata ampia funzione di vigilanza, con poteri di controllo e raccomandazione, oltre alla possibilità concreta di adottare sanzioni. In aggiunta, l’ente potrà avanzare linee guida, contratti e bandi tipo, anche con “efficacia vincolante”, indica il testo. E non è tutto: Anac potrà anche monitorare un sistema di accreditamento delle stazioni appaltanti in base a criteri e specifici di efficienza.

Il nuovo regolamento sarà valido per tutte e tre le direttive, comprensivo di appalti gare pubbliche e concessioni. Viene postulata come prioritaria la “riduzione degli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti e la semplificazione delle procedure di verifica da parte delle stazioni appaltanti”.

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3 COMMENTI

  1. fino ad oggi gli appalti pubblici erano la maggiore fonte di finanziamento illegale a tutti i partiti politici.
    Speriamo che le nuove regole pongano fine. Non è possibile che l’edilizia sia il settore trainante in un paese.

  2. SI MODERATE, FATE BENE!
    POTRI DIRE MOLTE COSE MA E’ MEGLIO CHE MI FERMO QUI!
    MODERATE MODERATE!

  3. Lo chiamerei ” elogio della follia”, ma è troppo!
    Qua siammo alla summa delle chiacchiere! In 4, 5 anni hanno distrutto il sistema dei lavori pubblici, abbiamo lavorato una vita con il criterio della media dei ribassi, nei quali almenno c’era trasperenza al 90 %!
    Stanno legalizzando la corruzione, è la fine co sto crietrio dell’offerta econimicamente piu vantaggiosa!
    Che idioti!
    Sto Cantone poi che nn ho capito se ci fa o ci è!
    Eppure è napoletano, nn si rende conto che strumento è nelle mani di amministratori,politicanti e imprese sto criterio???
    La gara la aggiudicano a chi vogliono loro, sempre dietro lauto compenso, si capisce.
    Ma perchè secondo voi a queste gare paretecipano max 8, 9 imprese, e ad una gara con la media 200, 300?
    La risposta è semplice, nessuna butta 2,3000 € quando già si sa chi è il vincitore!
    POVERA ITALIA, E POVERI NOI!

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