Province: come previsto, la data del 31 marzo è scivolata via senza novità di rilievo. E così, alcune indiscrezioni danno a rischio la posizione di Marianna Madia, ministro della Funzione pubblica che deve guidare la transizione dal vecchio al nuovo regime dopo la legge Delrio.

Proprio l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio sembra in lizza per occupare la casella nel governo rimasta vuota dopo le dimissioni di Maurizio Lupi da titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti, a seguito dell’inchiesta della Procura di Firenze che ha portato all’arresto di alcuni importanti funzionari, su tutti quell’Ercole Incalza da decenni dominus del dicastero e delle opere pubbliche.

Ora, dunque, per il governo Renzi sembra arrivato il tempo di un rimpasto ed è già cominciato il valzer delle poltrone, se, come pare plausibile, a prendere il posto di Lupi sarà proprio Delrio, allora si aprirà la questione degli equilibri tra alleati Pd e Ncd. E’ il partito di Alfano, infatti, ad aver perso un ministero – piuttosto pesante – nello scacchiere e, quindi, ci si attende che, in qualche modo il prezioso partner di maggioranza riprenda le proprie “quote”.


Per rimpiazzare Delrio come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, in pole position sarebbe dunque la fedelissima del premier Maria Elena Boschi, che proprio nei giorni scorsi ha sostituito la collega Madia in un dibattito relativo alla riforma della PA. Segno che alcuni hanno interpretato come di insofferenza del premier nei confronti della ministra alla Funzione Pubblica.

Ora, se così davvero stanno le cose e il ministero della PA è sotto esame per il possibile ricambio, il caos dei dipendenti provinciali non può che peggiorare la situazione già complicata dai recenti insuccessi, su tutti le dimissioni di Alessandra Poggiani da direttrice dell’Agenzia per l’Italia digitale.

Ieri, infatti, scadevano i termini per la presentazione delle liste di eccedenze negli organici, quantificata in 20mila addetti alla gestione degli enti in via di dismissione che attendono di conoscere il proprio destino.

Va detto che gli enti intermedi – Regioni su tutti – non si sono dimostrati particolarmente collaborativi: il rimescolamento di personale, infatti, coinvolgerà in primo luogo le stesse Regioni, a cui saranno dirottati molti dei dipendenti finiti in esubero per effetto della redistribuzione delle funzioni provinciali. Soltanto Toscana, Umbria e Marche, infatti hanno approvato la legge propedeutica al trasferimento delle competenze sottratte alle Province, come indicato dal ddl Delrio. In base a questi singoli atti regionali, poi, andranno definite le classi di mobilità e di ripartizione dei dipendenti in esubero.

In realtà, però, le pubbliche amministrazioni sono due volte inadempienti secondo quanto stabilito dalla circolare Madia dello scorso 30 gennaio: già il primo marzo, infatti, avrebbero dovuto diffondere i piani di riassetto organizzativo, battistrada per la presentazione degli elenchi di mobilità. Ma la situazione non sembra sbloccarsi.

Anche per questo, allora, il governo starebbe pensando a un decreto ad hoc, che potrebbe, però, complicare ulteriormente le cose in una materia già zeppa di atti e riferimenti normativi. Sempre che, nel frattempo, la guida al ministero non cambi, alla ricerca del cambio di passo ancora mancante.

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7 COMMENTI

  1. @ Alessio
    Si dice che il veleno non piace neanche ai topi. E’ questa cultura di corridoio clientelare che ha portato l’Italia allo sfacelo. Siamo al copolinea. Bisogna svuotare il sacco e cominciare d’accapo, con i NOE, con l’Antimafia e con le istituzioni che intendono restituire la dignità amministrativa a questo PAESE nato dalla Costituzione, ferma ai principi di uguaglianza, di capacità e di merito. STOP. Per quanto riguarda le competenze, per oltre 4o anni di controllo pubblico, ho licenziato molti, ma molti funzionari e dipendenti, quando il diritto riteneva il lavoro sacro. E tutti i licenziati con le sentenze del Consiglio di Stato, quando la competenza era ancora della giurisdizione amministrativa, sono finiti a casa. Tra questi vi è finito anche qualcuno elevato in gradi. Non tocchiamo poi la vigilanza ambientale. Gli esempi sono davanti agli occhi di tutti. Dov’era la vigilanza quando in Questo Paese la criminalità dirigeva e pilotava il traffico dei rifiuti, li nascondeva, gestiva impianti o si costruiva lungo i fiumi, sulle coste e sul mare cementificando spiagge e scogliere. Il discorso è molto lungo, ma pericolosamente di individuazione delle responsabilità. I cittadini hanno dato fiducia alle istituzioni perchè ciò non accadesse ed invece oggi si ritrovano un paese sgangherato peggio di quello del primo dopoguerra. A chi va imputata la responsabilità ? A tutti coloro che avevano il dovere di controllar e vigilare e di fermare la mano criminale di quanti politici ed amici si spartivano la pelle del PAESE: La riflessione è d’obbligo. Siamo ancora costretti a tenere il tavolo aperto per parlare di legalità e di sicurezza ambientale come bisogno di vita per le nuove generazioni. Le province avevano competenze e funzioni che sono rimaste sulla carta. Il Paese non intende più pagare tasse per mantenere una istituzione risultata inutile.

  2. @gerardo spira
    Sì, parli da persona talmente competente da ignorare che oltre alla cancellazione delle province e quindi delle loro funzioni ambientali, è in piedi anche il progetto di legge di cancellazione del Corpo Forestale dello Stato.
    Immagino che secondo te per tutelare l’ambiente dovrebbero restare solo i NOE.
    O magari vuoi cancellare anche questi visto che pure loro, con i loro controlli, creano burocrazia ed ostacolano le imprese.
    Ribadisco, molti sputasentenze, secondo me, hanno acquisito la loro competenza nei bar.

  3. @ Alessio.
    Parlo per competenza di merito e di controllo. La verità, dopo i risultati sotto gli occhi di tutti, è che ,in generale le amministrazioni pubbliche hanno causato questo disastro finanziario. Le funzioni svolte dalle province, invece di agevolare le esigenze e necessità dei cittadini, con la caotica confusione delle responsabilità procedimentali, hanno aggravato attribuzioni e competenze fino ad aprire conflitti anche in quelle materie in cui era richiesto un semplice parere. Lo Stato, per sollecitare lo snellimento amministrativo delle azioni ha dovuto far ricorso alla cosiddettta” conferenza di servizi” per superare gli intoppi burocratici. E’ stato inutile. Gli Enti intermedi vanno eliminati e le funzioni vanno attribuite alle Autorità che hanno il contatto diretto con i cittadini: programmazione alle Regioni, funzioni e amministrazione dei servizi diretti alle città ed ai Comuni. Non abbiamo bisogno di 20 mila persone per controllare e gestire il territorio. Il disastro ambientale, vedi terra dei fuochi e le coste di 8 mila chilometri è avvenuto in presenza e col controllo anche delle Province………. Scrivo e ne parlo nei convegni “per la legalità e sicurezza”contro tutte le mafie.

  4. Devo constatare come in Italia stia trionfando il pensiero andreottiano assieme ai suoi vicoli ciechi, alle sue soluzioni a binario morto sulla base di una logica di convenienza.
    L’italia assomiglia sempre piu’ ad un labirinto di cnosso dove sta per essere rinchiusa la riforma-minotauro della pubblica amministrazione.
    Direi che il padre di questa roba qua e’ Andreotti in persona o un suo clone, che si appresta a fare giudice degli inferi come re Minosse e a spostare le persone nei vari gironi statali…..con o senza riduzione di stipendio.

  5. L’articolo sintetizza e fotografa il degrado giuridico-amministrativo in tema di gestione di risorse umane nelle PA cui è giunto il Paese. (Illuminante l’art. del dr. Oliveri di ieri a commento della nota ministeriale sulla mobilità dei dipendenti pubblici). Il futuro Ministro Delrio, già presidente dell’ANCI padre della supposta riforma costituzionale per la soppressione delle Province sembra (assieme al Ministro Madia) che auspichi anzi che favorisca lo sparpagliamento di migliaia di uomini e donne (con rispettive famiglie) sperando che come nel gioco del domino ciascuno azzecchi la propria casella e rassicurando che nessuno sarà messo a a casa. (??) E poi ci si ostina a predicare sul benessere organizzativo e sullo stress lavoro correlato…

  6. @ gerardo spira
    Immagino che tu abbia già individuato chi farà le funzioni in campo ambientale oggi svolte dai dipendenti delle province, vero?
    L’Italia è un popolo di santi poeti navigatori e sputasentenze da bar.

  7. Il capitolo Province è ormai chiuso. Sono stati Enti, fatta eccezione per qualcuna, in cui si sono rifugiati molti esuberi della politica clientelare. Perché strapparsi i capelli, quando abbiamo assistito alla chiusura di fabbriche, ai licenziamenti in massa di lavoratori, ai fallimenti e suicidi di lavoratori senza muovere un dito? Ventimila dipendenti sono una goccia nel grande mare della disoccupazione che ha colpito il mondo del lavoro. Siamo alla resa dei conti e questi non sono buoni. Nel processo di riforma dello Stato le province costituiscono comunque un peso e in tempi di crisi si fanno scelte di risparmio.

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