L’ art.  83 c.p.c.  Dispone che “ quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore, questi deve essere munito di procura”.

La procura alle liti dal latino, ad litem, che significa “in vista del processo”, è la dichiarazione formale rilasciata dalla parte con la quale essa conferisce al suo procuratore il potere di rappresentarla nel processo.

Si distingue in generale o speciale, conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.


Si definisce generale quando viene conferito al difensore il potere di rappresentare il cliente, come attore o convenuto, in tutte le cause in cui sarà parte.

La procura si dice speciale quando si conferisce la rappresentanza soltanto per una o più liti, determinate o meno.

Al momento della sottoscrizione della procura da parte del cliente, il difensore assume la veste di pubblico ufficiale, il quale certifica che la firma è stata apposta da quel determinato soggetto.

Pertanto, sia la sottoscrizione del cliente che la certificazione fatta dal difensore fanno piena prova fino a querela di falso.

Tanto premesso, recentemente, la Corte di Cassazione, sez. VI Civile con ordinanza 11 dicembre 2014 – 6 febbraio 2015, n. 2321  ha rigettato il ricorso proposto da un avvocato che contestava l’espletamento dell’attività difensiva da parte di un collega sfornito della procura ad litem e del giuramento decisorio.

Infatti, sul punto, la Corte di Appello di Napoli aveva ritenuto provato il conferimento del mandato con la sottoscrizione dell’atto di citazione, con l’attività difensiva svolta dal collega mediante redazione e deposito di atti difensivi.

Così anche in ordine alla mancata dimostrazione dell’effettuazione delle attività professionali la Corte distrettuale  ribadiva che: “la sottoscrizione degli atti difensivi e la presenza in udienza della professionista, certificata dai verbali di causa, costituivano prova sufficiente della sua attività in favore dell’appellante”, tutti elementi utili per riconoscere il compeso dell’ attività svolta al co- difensore.

Ne consegue, che la Suprema Corte sulla base dei presupposti su menzionati condannava il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

 


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  1. Come al solito si “chiarisce” per confondere. Mentre si ripete che vuol dire “procura ad litem”… nel prosieguo poi si parla di “mandato” (semplice o speciale?) che – per quanto (mi) è dato sapere im-pone dei limiti d’iniziativa di rappresentanza: o no?
    Ora, però, se l’avv. munito di “procura alle liti” con elezione di domicilio, sottofirmata, per opposizione a precetto, alla comparsa in 1° ud.con convenuto deceduto 75 gg prima ma che si “costituirà” in 2° ud. di rinvio e alla 3-4 ud. non compare e il g.i. dichiara “l’interruzione del giudizio” … che non verrà mai riassunto (?) e si consentirà ai 4 eredi (legittimati?) di dar “mandato e procura speciale” per altro precetto sottofirmato 29 gg prima dell’interruzione(??) e conseguente pignor. imm.re… iscr. a ruolo, 23/11/12 – la data di notifica del pign.(non opposto per colpe del “mio
    assistente”) è 22/07/11, nota di trascr. 18/12/12, fatt. doc. ipocat. 6/03/13 e deposito 19/03/13, perizia… ud. 17/06/14, controparte assente (l’avv. era in giro nel trib., il g.e. – “sordomuto” – non fa una piega e rinvia al 21 ott.: all’ultimo minuto trafelato giunge l’avv. “del precetto facile” (la sent. è in rete) che mi accusa di aver dep. atti “irrituali” (attestanti, tra l’altro, che il mio dif.re non ha mai rimesso il mandato, ci sono le cartelline intestate con i N° dei 2 proc., l’atto costituitivo del de cuius con firma falsa, le foto del fatiscente locale, la corrispondenza dei tanti locatori con altre firme falsate, la mia “comparsa di costituzione e domanda riconvenzionale”, di 4 pag., mai letta,…), appena inizio a replicare il g.e. mi ferma, fuori l’avv. che mi assisteva di dice di sentirci tra 7 gg. Ne passano 33 per dirmi di passare in canc. Ci vado il g. dopo, il g.e. aveva dep. l’ordinanza già 27 gg prima, dove concede a controparte (l’avv.) 120 gg per integrare la doc.ne (dopo 2 anni per poter sanare una situazione simile, di un proc. già costellato da vizi e abusi d’ogni sorta? Quindi il fascicolo non era stato letto?)… dal verbale scritto dall’avversario – che annota la mia presenza e non quella dell’avv.? – s’invita il g.e. a portare in procura i miei atti dep., “illegittimi”… Era ciò che m’ero proposto io in quel dì se fossi andato da solo (come la volta prec.te, “non comparso”?). Purtroppo la correttezza non “(ap)paga”! Anche stavolta non gli son bastati i 120 gg, ed ha ripiegato con un atto notarile depositato allo spirare del termine: il 24 febb., all’ultima ora. Starò a vedere se il 31 marzo l’altra g.e. avrà
    l’ardire di assecondare le sue richieste senza controllare anche il proc. c.d. di “cognizione” – e non solo – come prescrive la norma di legge. Il pres. del foro in merito al mio patrocinante a malapena mi disse della sosp. di 6 mesi – chiesti 12 – da parte del tenero Cnf (Voi, qui, l’avete commentato ma senza far menzione del nome…), figuriamoci poi se fornirmi di un avv. espresso dal consiglio…nel frattempo, spinti dalla procura, nel 2013 hanno aperto altri 2 fascicoli…E bene per loro che della procura nutro ancora scetticismo, al punto da preferire che il 1° passo lo faccia l’avv. contro. Altro che “responsabilità…”, che è tutta da verificare. Saluti e… M.C.

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