Precari nella scuola, è ufficialmente cominciato il conto alla rovescia per il testo che dovrebbe ufficializzare le prime assunzioni a settembre con “La Buona scuola” del premier Renzi e del ministro Giannini.

E’ in programma per domani martedì 10 marzo, infatti, il Consiglio dei ministri decisivo per la presentazione della riforma dell’insegnamento che il governo ha deciso di lanciare in questo primo scorcio di 2015, a un anno dall’insediamento a palazzo Chigi.

Un argomento spinoso come quello della pubblica istruzione, però, non può essere riformato in fretta, dal momento che tante e profonde sono le incrostazioni di un sistema passato attraverso un decennio travagliatissimo, tra riforme dell’ordinamento e il mancato ricambio in cattedra.


Così, il governo Renzi ha incontrato, con la Buona scuola, anche uno dei passaggi più delicati della sua storia: inizialmente annunciata come una riforma a due velocità – come già avvenuto con Jobs Act e riforma della pubblica amministrazione – il pacchetto di misure destinate alla scuola pubblica non sarà incluso in un decreto per le misure urgenti e un disegno di legge per le strutturali. Alla fine, insomma, ad averla vinta sono stati i ministri che hanno contrastato la presentazione di un piano di assunzioni di massa via decreto, che avrebbe dovuto assicurare l’ingresso di 150mila precari nei ranghi degli insegnanti di ruolo già dal prossimo settembre.

Il governo, dopo l’impasse del Cdm di una settimana fa, si era affrettato a confermare che le promesse di assorbimento delle graduatorie sarebbero state rispettate nei tempi previsti, ma nelle ultime ore sta prendendo piede un’altra linea, che dovrebbe trovare conferma nell’assemblea governativa di domani.

Allo stato attuale, il posto assicurato per l’avvio dell’anno scolastico 2015/2016 sembrano avercelo solo in 43mila, sui 136mila appartenenti solo alle graduatorie a esaurimento, che non sono gli unici ad attendersi la conferma del posto in cattedra. Ad attendere l’ingresso in ruolo, infatti, sono tutti i vincitori di concorsi, gli abilitati, idonei e che abbiano svolto almeno un’ora di supplenza.

Sono le resistenze dentro il Consiglio dei ministri ad aver convinto il premier Renzi a procedere per gradi, rinunciando così alla maxi infornata che avrebbe soddisfatto le richieste della Corte Ue, la quale ha condannato l’Italia per il precariato docenti degli ultimi anni.

Così, domani dovrebbe essere presentato un ddl con, però, allegata una tabella di marcia con i tempi contingentati, che dovrebbe assicurare un’approvazione entro il margine utile per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle prime assunzioni entro il prossimo settembre.

In alternativa, nel caso in cui il disegno di legge finisse per perdersi nel labirinto delle commissioni e del calendario parlamentare, il governo sarebbe pronto a intervenire anche con il decreto legge, per ottenere con massima urgenza il proposito di inserimento dei primi docenti.

Sicuramente, le assunzioni saranno così diluite: gli unici a entrare dal prossimo anno scolastico saranno coloro che prenderanno il posto dei pensionamenti – circa 20mila – e che andranno a occupare le 23mila sedi vacanti. Da lì, il cammino alla chiusura definitiva delle graduatorie, è ancora lunghissimo, con 93mila docenti da introdurre nelle piante organiche dell’istruzione nel 2016.

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1 COOMENTO

  1. Renzi è una gatta frettolosa e le sue riforme i figli ciechi.
    Con il Jobs act e la riforma della pubblica amministrazione Renzi ha bruciato velocemente le tappe con conseguenze imprevedibili e credo drammatiche, che potremmo vedere già nei prossimi anni.
    Adesso tocca alla scuola, prossima vittima prescelta. I toni della discussione, ancora una volta, risultano alti:
    “nel caso in cui il disegno di legge finisse per perdersi nel labirinto delle commissioni e del calendario parlamentare, il governo sarebbe pronto a intervenire anche con il decreto legge, per ottenere con massima urgenza il proposito di inserimento dei primi docenti”.
    Proprio come nella politica del Machiavelli: “il fine giustifica i mezzi”.
    Tutto lecito, se non fosse per il fatto che il Principe è stato scritto nel 1513, mentre il goliardico Renzi vive nell’era della globalizzazione, in cui il concetto di uniformazione va a braccetto con quello relativo all’eccesso spasmodico di velocità.
    Secondo un antico detto “la gatta frettolosa fece i figli ciechi”, ecco, appunto, Renzi è la gatta e i figli ciechi le sue riforme.
    10/03/2015 Alberto De Luca

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