Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la riforma della responsabilità civile dei magistrati, approvata lo scorso 24 febbraio alla Camera dei deputati con 265 voti a favore, 51 contrari e 63 astenuti.

Sarà vigente dal prossimo 19 marzo la nuova normativa che riscrive la legge Vassalli sui diritti e doveri di pubblici ministeri e giudici, aggiornandola ad alcune misure molto dibattute negli ultimi anni che, infine, hanno trovato la condivisione necessaria – pur in un’aula di Montecitorio in larga parte deserta – tra le varie forze politiche per ottenere il via libera definitivo.

Come emerso sin dalle prime battute, sul disegno di legge ora diventato norma dello Stato, le tante assenze erano dovute alla manifesta non ostilità di forze politiche quali la Lega Nord, Forza Italia e Sinistra, Ecologia e Libertà. Hanno espresso parere favorevole alla riforma, invece, sia i deputati del Partito democratico che quelli di Area popolare, ossia Ncd e Udc, più Scelta civica e i vari alleati che sostengono in Parlamento l’esecutivo Renzi.


Cosa è scritto nella nuova legge

La legge 18/2015, che trasforma in norma effettiva il ddl sulla responsabilità civile dei magistrati a lungo discusso tra commissioni e aule parlamentari, non intacca la responsabilità indiretta dei magistrati, ma introduce alcune rilevanti novità sulle modalità di rivalsa del cittadino sul giudice di cui ritiene essere stato vittima.

In sintesi, non sarà possibile presentare ricorso direttamente contro il singolo magistrato, ma le rimostranze andranno rivolte allo Stato, il quale avrà la facoltà di decidere se e come richiamare il giudice. Cade, insomma, il filtro di ammissibilità ma rimane la responsabilità indiretta su cui il magistrato è chiamato a rispondere.

Tra le modifiche apportate alla nuova legge, figurano l’incremento della soglia economica del danno subito, che viene commisurata a una cifra pari a metà stipendio della toga, anziché un terzo come avvenuto sino a oggi. La soglia decade qualora si manifesti una violazione da dolo o diniego di giustizia.

Poi, viene prevista la possibilità di imputare il magistrato per grave negligenza o colpa grave, di travisamento del fatto e delle prove, senza, però, chance di aprire ulteriori indagini in merito. Il misfatto, dunque, deve essere acclarato ed evidente, affinché lo Stato possa esercitare il diritto a rivalersi sul magistrato.
Vai al testo della nuova legge


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