Scuola, ancora una settimana di attesa. E’ questo il responso inequivocabile dl Consiglio dei ministri che si è tenuto ieri sera a palazzo Chigi, dove il governo non è riuscito a trovare la quadra per la presentazione di un solo provvedimento tra quelli annunciati. “Ma le assunzioni non slitteranno”, si è affrettato a sottolineare il premier Renzi.

Di certo, da oggi i quasi 200mila precari in attesa di regolarizzazione, sono ancora più indignati, dopo tanti anni di attesa, finalmente pareva essersi aperto uno spiraglio per l’agognato ingresos nei ranghi dell’insegnamento nella scuola pubblica.

Poi, nelle 24 ore precedenti la convocazione del Consiglio dei ministri, si sono rincorse voci e smentite che hanno convinto l’esecutivo a valutare con più calma la situazione. Motivo del contendere, la tipologia di provvedimento al cui interno avrebbe dovuto trovare spazio la riforma, ribattezzata “Buona scuola”.


Inizialmente, si pensava a un decreto per le materie più urgenti – tra cui l’ingresso in ruolo dei precari a partire dal prossimo settembre – e un disegno di legge per le questioni più strutturali del comparto scolastico, dopo le osservazioni arrivate al Miur tramite il sondaggio realizzato lo scorso autunno.

Insomma, la volontà del governo sembrava chiara: avviare subito, seduta stante il rientro dei precari imbrigliati nelle graduatorie a esaurimento, anche per esaudire le richieste della condanna della Corte Ue, che, sempre nei mesi passati, non ha mancato di censurare la condotta dello Stato italiano nelle mancate 150mila assunzioni tra i docenti della scuola pubblica.

Cosa si è deciso ieri

Dunque, la giornata è stata più che convulsa. Addirittura, il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, principale sponsor del piano di reintegro dei precari negli organici delle scuole, sarebbe arrivata a un passo dalle dimissioni, dopo essersi detta “Basita” per il cambio di rotta da parte del governo.

In breve, infatti, si è deciso di accantonare il decreto legge per scegliere la via del disegno di legge, un modo – ufficialmente – per coinvolgere anche il Parlamento, ma indubbiamente un rallentamento forse decisivo per spostare almeno all’anno scolastico 2016/2017 le prime assunzioni dei precari, contravvenendo, così, gli annunci dello stesso Renzi.

Poi, una volta chiuso il Cdm, sono arrivati i chiarimenti. Il governo ha deciso di riaggiornarsi tra una settimana esatta, martedì 10 marzo, per approvare in maniera definitiva il testo, scegliendone, in questo modo, anche la modalità. Difficile, comunque, che si tratti,a questo punto, di un decreto che, per sua stessa natura, avrebbe effettività di legge immediata. Così, immaginare un robusto ingresso di docenti già dal prossimo settembre è operazione assai faticosa, dal momento che il Parlamento non brilla per velocità nelle discussioni e approvazioni di simili proposte che scompaginano la finanza pubblica.

In realtà, però, il premier Renzi non ha mancato di porre in evidenza come le risorse sarebbero già a disposizione, per effetto dell’articolo 3 della legge di stabilità 2015 che stanzia un miliardo per il 2015 e 3 miliardi a partire dal 2016 per le assunzioni nel sistema scolastico.

In particolare, il ministro Giannini ha assicurato che i punti fermi di quello che sarà un decreto o un ddl resteranno i seguenti:

Valutazione della carriera. Il 70 per cento degli scatti dei professori e delel maestre sarà legato al merito, solo il 30% in base all’anzianità.

Fisco. Sì alla possibilità di destinare il 5 per mille alla scuola, così come per chi frequenta le scuole paritarie.

Assunzioni. “Sono una priorità e un’urgenza. Lo strumento legislativo che decideremo martedì prossimo consentirà di ottenere questo risultato”, ha assicurato il ministro Giannini. Sia Renzi che il responsabile Miur hanno ribadito che non ci saranno più supplenze annuali, ma tutti i vincitori di concorso, i precari delle graduatorie e gli abilitati troveranno posto nel corpo docenti nazionale.

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