E così, in un martedì di febbraio, la responsabilità civile dei magistrati è diventata legge. Ieri, anche senza troppi squilli di tromba ad annunciarla, è diventata legge la responsabilità civile dei magistrati, un punto delle riforme della giustizia più volte inserito nei progetti di revisione e, sinora, mai portato a termine.

Così, pur nella desolazione di un’aula vuota per metà degli scranni, la Camera ha dato il sì definitivo alla legge che introduce modifiche significative alla responsabilità civile dei magistrati. La votazione si è chiusa con 265 voti a favore, 51 contrati e 63 astenuti. Si sono espressi con parere positivo sulla proposta i partiti di maggioranza, mentre ad astenersi sono stati la Lega, Forza Italia, Sel e Alternativa libera, fazioni politiche in larga parte assenti, come si vede dal basso numero di deputati che hanno optato per l’astensione. Il MoVimento 5 Stelle ha scelto di esprimersi in modo contrario.

Cosa prevede la nuova legge


Il disegno di legge approvato ieri a Montecitorio riforma la legge Vassalli del 1988, conservando, però, come punto fermo la responsabilità indiretta. Per il cittadino, cioè, sarà impossibile esercitare una rivalsa diretta sul giudice che, a suo dire, si sarebbe macchiato di errore nello svolgere la sua funzione, ma dovrà ricorrere allo Stato. Toccherà, poi, allo Stato, se riterrà di aver constatato la presenza dei margini necessari, muovere l’istanza nei confronti del giudice stesso.

In ogni caso, rispetto alla normativa precedente, le possibilità di presentare ricorso per il cittadino sono più ampie: viene innalzata la soglia economica di rivalsa del danno, con tetto pari alla metà di stipendio del magistrato (in precedenza era un terzo). C’è poi la previsione di responsabilità del magistrato sia in caso di grave negligenza e di travisamento del fatto o delle prove, inteso come macroscopico ed evidente, senza richiedere ulteriori indagini in merito. In aggiunta, come detto, si elimina il filtro di ammissibilità dei ricorsi.

Obbligo di rivalsa. Questo istituto consente di chiedere il risarcimento al magistrato nell’arco di un biennio dalla sentenza di condanna, nel caso di sospetta violazione da dolo o negligenza, o, ancora, per diniego di giustizia. Se il dolo viene confermato, la soglia di metà stipendio salta e avviene un risarcimento completo.

Colpa grave. Con la legge Vassalli, la colpa grave era ammessa solo in presenza di affermazione di un fatto inesistente o la negazione dello stesso. Ora, con la nuova norma approvata ieri, la colpa grave potrà scattare anche in presenza di violazione manifesta della legge, del diritto comunitario o in caso di travisamenti. In aggiunta, l’adozione di una misura cautelare fuori dai casi previsti dalla legge, costituirà motivo valido per rico0noscere colpa grave nella condotta del magistrato.

 

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7 COMMENTI

  1. Eh no ,non sono d’accordo con tutti coloro che inneggiano a questa legge. Per le funzioni esercitate posso assicurarvi che siamo pieni di richieste di astensioni e di continue ricusazioni perché non diamo ragione alle pretese degli avvocati e delle parti. Ci troviamo a subire invettive, minacce di proposizioni di denunce, espressioni tipo ” lei non sta seguendo il diritto ” ” questo NON LO Può FARE “, NON è AUTORIZZATA ecc, ecc, ecc, a cui NON si può rispondere perché in tal modo sarebbe pienamente giustificata la ricusazione. Oggi ci chiederanno i danni perché non abbiamo seguito ” quella unica sentenza di Cassazione ” che andava bene per l’avvocato…….. Ditemi, chi più farà giustizia? Saremo tutti pieni di timore di dover pagare per una sentenza redatta nel pieno convincimento della sua giustezza, ma che alla parte non è andata giù. Immagino i giudici del penale quante denunce subiranno, in nome della Comunità Economica Europea, delle sue Corti, dei suoi pregiudizi italiani : non credo che in qualche altra parte del mondo si sia aperto un giudizio di opposizione a violazione stradale con la difesa che assume ” parcheggiare un veicolo ( a 4 ruote) sul marciapiede NON costituisce ostacolo alla circolazione : la Pubbl. Amm.ne lo deve provare ! ” aggiungo che il ricorrente era anche un legale …….. La verità è che gli italiani si rivolgono al Giudice anche per inezie, ma purtroppo oggi non è più possibile seguire il brocardo latino DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR , perché il Praetor deve curare anche le sciocchezze come quella innanzi illustrata e pregare che l’avvocato violatore non faccia una denuncia………

  2. Questa legge non ha alcuna colpa grave né alcuna colpa e tantomeno ha un dolo, come se fosse dettata dall’intenzione di dare al cittadino la possibilità di intimorire il magistrato o di punirlo per una sciocchezza o di vendicarsi contro di lui per l’inchiesta condotta o per la sentenza emessa. Le colpe e le colpe gravi e i doli, se i magistrati li hanno avuti in un processo travisando il fatto o le prove e cioè sbagliando in maniera abnorme o macroscopica nell’interpretare un fatto o nell’ammettere come esistente un fatto inesistente o nel negare come esistente un fatto esistente o nel non distinguere un indizio da una prova o nell’utilizzare una prova che non c’è o nel denegare giustizia , ai magistrati di quel processo vanno attribuiti. Lo Stato condannato con un processo, dopo un processo condotto in maniera viziata da un magistrato a danno di una parte, contro questo magistrato è obbligato a instaurare un processo che nel diritto processuale civile si potrebbe definire terzo nella sequenza temporale dei tre processi: in rivalsa il magistrato risponderà con lo stipendio netto annuo fino alla metà.

    Per niente sono così condizionati i magistrati nella loro indipendenza prevista dalla Costituzione, invece sono così avvertiti che per Costituzione non possono presentarsi come indipendenti dai quei loro sbagli che la legge non tollera perché provenienti da un’intollerabile disattenzione o da un’intollerabile attenzione per l’animus nocendi. Forse che il chirurgo, se mi opera al polmone destro e non al sinistro, non è condannato a risarcirmi il danno? Il diritto di difesa è un diritto inviolabile e costituzionale in tutto il processo: se qualcuno mi chiede in giudizio la somma 1 che da me pretende come suo debitore, ho diritto di difendermi e dimostrare che la somma 2 minore o che nessuna somma gli debbo, et idem in materia penale se il pm in giudizio mi accusa.

    Nessun discredito per nessun magistrato. Se qualche magistrato con la nuova legge si sente discreditato, affari solo suoi. Se qualche magistrato si lamenta che non c’è il filtro previsto dalla legge Vassalli, un privilegio quasi feudale che in 27 anni ridusse all’inezia di 7 condanne 400 domande per malagiustizia, ancora affari solo suoi. Dal Poveromo, con inesorabilità, Piero Calamandrei boccerebbe questi piagnucolanti magistrati perché sbandieranti l’«irresponsabilità anonima».

    Dopo il canto di libertà che ci fu col il referendum del 1987, un altro canto di libertà dalla democrazia atteso tanto.

  3. Mi riferisco soprattutto al processo civile. Vi sono molti magistrati, in grande maggioranza, sia togati sia onorari, che mostrano costante impegno e preparazione. Vi sono, però, anche non pochi, soprattutto onorari, che, per la loro superficialità e mancanza di preparazione tecnica nonché di buonsenso e d’impegno nello studio delle cause, generano ingiustizia e lungaggini enormi del processo provocando pendenze enormi soprattutto nei giudizi di appello e vera e propria sfiducia nella giurisdizione; nel secondo caso, la mancata proposizione dell’appello sono effetto più della mancanza di fiducia nel giudice e della prospettiva di un ulteriore allungamento della durata della lite giudiziaria e conseguenti pene, che della correttezza/bontà della sentenza/decisione del giudice soprattutto di primo grado . Per quanto riguarda i giudici onorari e soprattutto i giudici di pace è indegno di un paese civile corrispondere a questi un trattamento economico di appena € 56,00 a sentenza e per ogni giorno di udienza, di € 10,33 a decreto ingiuntivo emesso, con l’aggiunta di una modesta indennità mensile di circa € 200, 00: si è retribuiti a cottimo! La Giustizia è una cosa seria e merita ben altro trattamento e considerazione. La legge sulla responsabilità civile dei magistrati riguarda soprattutto i magistrati superficiali, non preparati e anche (pochissimi, a dir vero) dediti a pratiche non sempre poco lecite. Inoltre, sarebbe bene prevedere il cambio di sede di tutti i magistrati professionali al momento dell’aumento di stipendio per progressione in carriera: stare sempre nella stessa sede/città o piccolo centro urbano può favorire indebiti favoritismi verso avvocati e loro clienti o il cristallizzarsi di posizioni di potere; per quanto ne sappia, gli ufficiali dei carabinieri cambiano sede e/o ufficio quando avanzano di grado e in carriera:perché no per i magistrati ?

  4. Finalmente un po’ di sole all’orizzonte …., la casta deve abbassare i toni d’arroganza d’impunità…
    Nell’arco della vita di sempre, chi ha pagato il conto della mala giustizia è il povero sprov-veduto socialmente ed economicamente, è chi non ha le capacita di potersi difendere. Con le varie sentenze la giustizia di questo stato di M….al 136 posto al mondo, ha la fac-ciata delle tele novelle…. Ho oltre 72 anni ne ho viste di tutti i colori, comunelle fra giudici e avvocati ….. con i poteri forti. Speriamo che il Cittadino abbia la forza mentale ed eco-nomica di combattere e di potersi difendere dall’arroganza.
    Roberto Ghirardini (TN)

  5. era ora che avvenisse questo almeno anche loro dovranno pagare gli errori che commettono…..e non solo fargli pagare i danni ma allontanarli dai pubblici uffici …a vita e togliergli la pensione o per lo meno dargli 1000 euro almese..ciao.

  6. Molti esultano, specialmente quelli che sono stati vittime di malagiustizia; molti sono perplessi, quelli che pensano ad un potere scardinato; molti altri pensano che non è giusto che in caso di responsabilità, paghi indirettamente lo Stato. Sabelli del CSM ha dichiarato, a caldo, che questa è” una brutta giornata per la Giustizia! Invece questa è una bella giornata per la Giustizia, che vede riconosciuto un principio quasi uguale a tutti gli operatori dello Stato. Non condivido l’accanita incursione nei poteri del parlamento e sono d’accordo col Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha finalmente parlato di impegno di lavoro e di “preparazione”. C’è ancora qualche magistrato che confonde la sua funzione con la Giustizia; egli è un servitore della Giustizia. Si confonde poi il principio di autonomia ed indipendenza con la responsabilità nell’azione del magistrato. L’indipendenza e l’autonomia riguardano l’organizzazione della Giustizia. Questa spetta alla Magistratura e lo Stato non vi ha mai messo le mani. La responsabilità invece riguarda il comportamento culturale del Magistrato, l’equilibrio nell’azione e soprattutto l’applicazione della legge nel rispetto dell’art. 97 della costituzione. Insomma il magistrato deve studiare, impegnare la vita professionale per ricercare la verità, senza persecuzione e soprattutto rispettare i valori e i diritti del cittadino. Le condanne dell’Europa per l’ingiustizia applicata a tanti processi in Italia, dimostrano che il problema esiste. E lo prova clamorosamente la decisione della Cassazione al processo Eternit. Bisognava attendere la prescrizione, per riaprire il processo per omicidio volontario? Sono stati rispettati tanti cittadini che da oltre trent’anni attendono giustizia? Questa è l’indipendenza e l’autonomia?

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