Allarme privacy dopo l’approvazione del decreto contro il terrorismo internazionale da parte del Consiglio dei ministri. Si tratta di un provvedimento annunciato da ormai molto tempo, ma che solo nella giornata di martedì è stato licenziato dal governo.

Si tratta delle misure confermate a seguito della strage a Parigi nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo e della striscia di sangue che ne è conseguita nei giorni immediatamente successivi.

Naturalmente una tragedia come quella che ha colpito la capitale francese ha innalzato il livello di allerta anche inItalia, tanto che sia il premier Matteo Renzi che il ministro dell’interno Angelino Alfano si erano affrettati a promettere un intervento immediato a seguito dell’attentato.


Poi, diverse settimane sono trascorse e il provvedimento sembrava confinato in un cassetto, da cui è improvvisamente riemerso a inizio settimana, per essere poi approvato dal governo nel Consiglio dei ministri numero 49.

Benché ancora non sia uscito il testo definitivo del decreto, che al Viminale stanno ancora mettendo a punto, arrivano già le prime, forti rimostranze, in particolare sul punto denominato “trattamento dei dati personali da parte delle forze di polizia”.

Secondo quanto desunto dalle slide diffuse dal governo, pare che grazie al nuovo provvedimento in materia di antiterrorismo si renda la vita assai più facile – forse troppo – alle forze dell’ordine intente a raccogliere dati e informazioni “contro la sicurezza pubblica”. 

In particolare, la norma ovvierebbe al blocco incontrato dai funzionari di polizia nel raccoglimento dei dati, relativo all’articolo 53 del Codice della privacy, scoglio che ha reso assai difficili, in passato, le indagini sulle materie sensibili.

Ora, dunque, l’intervento del nuovo decreto sarebbe nientemeno che quello di adeguare il Codice al nuovo regime vigente, con la seguente postilla: “si intendono effettuati per finalità di polizia i trattamenti di dati personali direttamente correlati all’esercizio di compiti di prevenzione e tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché ai compiti di polizia giudiziaria svolti ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati”.

In pratica, viene modificato il confine del diritto alla privacy non solo per i sospetti di terrorismo, ma per tutti i tipi di reati. Una risposta che non è molto “Charlie”.

Il comunicato del governo

Lo schema di decreto-legge si concentra, con soluzioni anche analoghe a quelle adottate di recente da altri Paesi europei, quali la Francia, sull’aggiornamento delle misure di prevenzione e contrasto del terrorismo.

Il provvedimento prevede sul piano penale:

  • l’introduzione di una nuova figura di reato destinata a punire chi organizza, finanzia e propaganda viaggi per commettere condotte terroristiche (reclusione da tre a sei anni);
  • la punibilità del soggetto reclutato con finalità di terrorismo anche fuori dai casi di partecipazione ad associazioni criminali operanti con le medesime finalità (attualmente, l’art. 270-quater c.p. sanziona solo il reclutatore);
  • la punibilità, sul modello francese, di colui che si “auto-addestra” alle tecniche terroristiche (oggi è punito solo colui che viene addestrato da un terzo – art. 270-quinquies c.p.);
  • l’introduzione di specifiche sanzioni, di ordine penale ed amministrativo, destinate a punire le violazioni degli obblighi in materia di controllo della circolazione delle sostanze (i cd. “precursori di esplosivi”) che possono essere impiegate per costruire ordigni con materiali di uso comune.

Sul piano degli strumenti di prevenzione, le misure contemplate comprendono:

  • la possibilità di applicare la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ai potenziali “foreign fighters”;
  • la facoltà del Questore di ritirare il passaporto ai soggetti indiziati di terrorismo, all’atto della proposta di applicazione della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno. Il provvedimento è sottoposto a convalida dell’Autorità Giudiziaria;
  • l’introduzione di una figura di reato destinata a punire i contravventori agli obblighi conseguenti al ritiro del passaporto e alle altre misure cautelari disposti durante il procedimento di prevenzione.

Inoltre, lo schema di decreto si incarica di aggiornare gli strumenti di contrasto all’utilizzazione della reteinternet per fini di proselitismo e agevolazione di gruppi terroristici. In particolare, vengono previsti:

  • aggravamenti delle pene stabilite per i delitti di apologia e di istigazione al terrorismo commessi attraverso strumenti telematici;
  • la possibilità per l’Autorità Giudiziaria di ordinare agli internet provider di inibire l’accesso ai siti utilizzati per commettere reati con finalità di terrorismo, compresi nell’elenco costantemente aggiornato dal Servizio Polizia Postale e delle Telecomunicazioni della Polizia di Stato. Nel caso di inosservanza è la stessa Autorità Giudiziaria a disporre l’interdizione dell’accesso ai relativi dominiinternet.

Ulteriori misure comprendono:

  • la proroga dell’“Operazione strade sicure” fino al 30 giugno 2015, con un rafforzamento del contingente messo a disposizione dalle Forze Armate che passa da 3.000 a 4.800 unità, delle quali un’aliquota sarà dedicata esclusivamente alle attività di vigilanza connesse agli interventi di recupero delle aree agricole contaminate della Campania (per l’operazione  “Terra dei Fuochi”).  Altri 600 militari saranno a disposizione con l’inizio di Expo per presidiare gli obiettivi sensibili.
  • la semplificazione, nel rispetto del Codice della privacy, delle modalità con le quali le Forze di polizia effettuano trattamenti di dati personali previsti da norme di regolamento, oltre a quelli contemplati da disposizioni di rango primario;
  • l’ampliamento delle “garanzie funzionali” riconosciute agli appartenenti ai Servizi di informazione,escludendo la punibilità di una serie di condotte in materia di terrorismo (diverse dai reati di attentato o di sequestro di persona), commesse dal personale delle Agenzie di intelligence per finalità istituzionali e previa autorizzazione del Presidente del Consiglio dei Ministri.
  • la possibilità per il personale dei Servizi possa deporre nei procedimenti giudiziari, mantenendo segreta la reale identità personale;
  • la possibilità per le Agenzie di intelligence, consentendo loro, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, di effettuare, fino al 31 gennaio 2016, colloqui con soggetti detenuti o internati, al fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale;
  • l’attribuzione al Procuratore Nazionale Antimafia di funzioni di coordinamento, su scala nazionale, delle indagini relative a procedimenti penali e procedimenti di prevenzione in materia di terrorismo.

 


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2 COMMENTI

  1. > In pratica, viene modificato il confine del diritto alla privacy non solo per i sospetti di terrorismo, ma per tutti i tipi di reati. Una risposta che non è molto “Charlie”.

    Ma che c’entra -_-

    Stare “con Charlie” significa stare col diritto di Satira.

    Un poliziotto che fa indagini sull’autore dell’articolo le fa sempre e comunque “per prevenzione e tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché ai compiti di polizia giudiziaria svolti ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati”.

    Se l’articolista, sempre per ipotesi, pensa che i suoi dati sono stati raccolti senza le finalità citate può sempre fare ricorso presso la Magistratura.

  2. mi ricorda le norme del Cile del golpe: esisteva una norma che prevedeva il carcere per chi aveva un “fisico”, tipo un qualsiasi atleta, adatto a fare attentati

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