Questa mattina si terrà, presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, l’importante udienza per la causa C-61/14, avente ad oggetto la questione pregiudiziale relativa alla conformità al diritto europeo degli importi del contributo unificato in materia di appalti pubblici.

La questione, attuale e rilevante,  vede coinvolte l’ Associazione degli avvocati amministrativisti della Sicilia e Amministrativisti.it – Associazione Avvocati Amministrativisti Sicilia Orientale, presiedute rispettivamente dal professore Salvatore Raimondi e dall’avvocato Carmelo Giurdanella, le quali sono intervenute nel giudizio nell’interesse dell’associazione di consumatori Cittadini Europei e che presenzieranno dunque all’udienza odierna. (QUI LA NOSTRA INTERVISTA DOPPIA AI PRESIDENTI)

specifichiamo che la questione pregiudiziale è stata sollevata, nel gennaio scorso, dal Tar Trento, che si è rivolto alla Corte di Giustizia Europea (ordinanza n. 23/2014), in quanto ha ritenuto confliggente con i principi di diritto comunitario in materia di accesso alla giustizia,  l’imposizione del pagamento di un contributo unificato d’importo particolarmente elevato per l’accesso alla giustizia amministrativa in materia di appalti


Secondo le citate associazioni, la normativa nazionale italiana sul contributo unificato nel settore degli appalti pubblici e, in particolare, gli articoli 13, commi 1 bis, 1-quater e 6-bis, e 14, comma 3-ter, del D.P.R. 30.5.2002 n. 115, si pone in netto contrasto con il diritto comunitario e con i principi di accessibilità delle procedure di ricorso;  un livello di tassazione abnorme per l’avvio di un procedimento giurisdizionale in materia di appalti rischia infatti di escludere un’ampia fascia di appalti pubblici (specie quelli di modesto o medio valore) da possibili contestazioni giudiziarie.

In particolare, ad avviso delle associazioni, vengono violati i principi fissati dalla direttiva del Consiglio 21 dicembre 1989, 89/665/CEE e successive modifiche ed integrazioni, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori.

Infatti, l’esborso anticipato di cifre così elevate (per il solo ricorso introduttivo il contributo da versare va dai 2000 € ai 6000 €), che in molti casi sono perfino superiori allo stesso utile d’impresa (determinabile nella misura presuntiva del dieci per cento del valore della gara), rende in concreto inaccessibile il ricorso amministrativo in tema di appalti.

Ed inoltre, l’entità dell’esborso, da versare anche per i successivi atti processuali (quali i motivi aggiunti o i ricorsi incidentali),  rischia di generare atteggiamenti di autorinuncia, da parte del difensore, a tutti gli strumenti processuali che potrebbero essere fatti valere in giudizio, in palese violazione dei fondamentali principi in tema di accesso alla giustizia e di diritto alla difesa.

L’odierna udienza assume dunque una rilevanza fondamentale, specie se si pensa all’impatto che la questione riveste all’interno del diritto processuale amministrativo.


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