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La polemica tra tecnici e Governo sta tutta dentro il tema ristrutturazione casa e conseguenti agevolazioni contenute nel decreto Sblocca Italia 2015, che il Governo sta tambureggiando da circa una settimana con spot online, in tv e via radio.

Di fatto, la nuova campagna del Governo è la naturale prosecuzione della campagna già presentata lo scorso anno (due spot) sulle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni e l’acquisto di mobili.


La novità del 2015 riguarda le semplificazioni delle procedure per i lavori di ristrutturazione casa. Per legge, infatti, tutti i cittadini potranno godere di importanti benefici in caso di intervento di frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari, purché senza alterazione di parti strutturali, ma anche e soprattutto per i classici lavori di ristrutturazione dell’abitazione (sempre senza interventi sulle parti strutturali).

Quindi con lo Sblocca Italia 2015 è tutto più semplice: se non si va a modificare la volumetria complessiva e non si interviene sulla struttura della casa non si ha più bisogno del permesso di costruzione, ma basta una semplice comunicazione di inizio lavori al Comune.

Questa la frase di riferimento che ha poi fatto esplodere diverse polemiche: Pochi e semplici le incombenze a carico di chi intende ristrutturare casa, dividerla o unirne due attigue: comunicazione al comune e presentazione di un numero esiguo di documenti, nessun contributo di costruzione e all’accatastamento ci pensa il Comune“.

Ristrutturazione casa: i lavori liberalizzati

Nella fattispecie, il decreto Sblocca Italia ha liberalizzato alcuni lavori interni per i quali in precedenza era necessario pagare gli oneri di urbanizzazione e presentare la Scia: gli interventi di accorpamento di più immobili e quelli di suddivisione.

Alcuni esempi? La trasformazione di una soffitta in mansarda oppure la realizzazione di una scala interna per collegare i due piani, o anche l’ampliamento dell’appartamento realizzato accorpando due case sullo stesso pianerottolo.

Liberalizzata anche la suddivisione di un grande appartamento in due più piccoli. Secondo la nuova legge, pubblicizzata appunto nella campagna del Governo, questi interventi possono essere eseguiti a fronte della presentazione della sola Cila, la Comunicazione di inizio lavori asseverata da un tecnico, e non sono più dovuti oneri di costruzione e urbanizzazione al Comune, in quanto si passa, per questi interventi, da ristrutturazione a semplice manutenzione straordinaria.

Le stesse norme prevedono che quando gli interventi realizzati richiedono la variazione catastale, come nei casi appena visti, tutta la pratica sia a carico del comune. Diventa, quindi, compito dell’amministrazione comunale, una volta ricevuta la Comunicazione di fine lavori, provvedere all’inoltro della pratica all’Agenzia delle entrate. In questo modo sarà anche più facile la conclusione della pratica in quanto la responsabilità del proprietario termina già all’atto della presentazione della Cila, e in caso di ritardi non si corre più alcun rischio di sanzioni.

La polemica

Secondo Calogero Lo Castro, presidente di Confedertecnica intervistato dalla redazione di Ediltecnico.it (leggi l’intervista completa), lo spot del Governo “fornisce informazioni illusorie e sbagliate, raccontando una realtà ancora in divenire e sulla quale diversi sono gli aspetti che contestiamo“.

In merito si è espresso anche il Consiglio Nazionale dei Geometri. “A fronte dell’oggettiva complessità dell’iter di adeguamento della planimetria catastale è difficile immaginare che l’Agenzia possa provvedervi in tempo reale, ancor più che tra le opere di manutenzione straordinaria sono incluse la fusione e il frazionamento di unità immobiliari (senza modifica di planimetria e destinazione uso). Facile, invece, immaginare le conseguenze generate da un simile ritardo operativo: nuovi arretrati nell’aggiornamento catastale e allungamento dei tempi di compravendita per i cittadini, ai quali la legge richiede che la planimetria in catasto sia conforme allo stato reale dell’immobile”.


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