Imu-e-Ici

La scadenza del pagamento Imu terreni agricoli si avvicina (10 febbraio), ma non ci si fa mancare nulla nonostante ormai le regole del gioco siano state definitivamente ufficializzate. In realtà, la risoluzione del MEF uscita ieri 3 febbraio ha specificato un paio di casistiche importanti.

Non c’è infatti esenzione dall’Imu terreni agricoli se il soggetto che concede il terreno in affitto o in comodato a un coltivatore diretto (CD) e imprenditore agricolo professionale (IAP), iscritto nella previdenza agricola, non ha egli stesso la qualifica di CD o IAP, iscritto nella previdenza agricola.

Lo ha precisato appunto la risoluzione n. 2/DF del 3.2.2015 del Dipartimento delle Finanze, dopo diversi quesiti arrivati al MEF. Di fatto in base ai nuovi criteri Istat, l’esenzione si applica a tutti terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani, e a quelli non coltivati, purché posseduti e condotti dai coltivatori diretti (CD) e dagli imprenditori agricoli professionali (IAP), iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani di cui allo stesso elenco Istat.


Per farla breve, i terreni concessi in affitto o in comodato a coltivatori diretti e Iap saranno soggetti all’Imu terreni agricoli se il proprietario non ha le stesse qualifiche.

L’aliquota giusta: standard o specifica?

L’Imu terreni agricoli è calcolata in base alle aliquote standard (7,6 per mille) tranne quando i Comuni abbiano “approvato per i detti terreni specifiche aliquote. La regola è chiara, ma sulla specifica aliquota sono piovute domande da ogni dove. Il MEF pertanto ha voluto diramare anche questa questione: l’aliquota è specifica solo se deliberata ad hoc per i terreni, altrimenti il riferimento è al parametro standard del 7,6 per mille.

Nella stragrande maggioranza dei casi l’aliquota sarà standard, perché un’aliquota specifica per i terreni è possibile solo nei Comuni in cui una parte dei terreni già pagavano l’Imu prima del cambio dei criteri. Si tratta dei Comuni “parzialmente delimitati”, quelli cioè nei quali una parte del territorio era considerato montano, quindi esente, e un’altra parte era ritenuta invece imponibile.


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