Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Il giudice costituzionale è stato eletto questa mattina dodicesimo Capo dello Stato, alla quarta votazione.

Dunque, centro al primo colpo per Matteo Renzi e i suoi, che hanno portato al Quirinale il proprio candidato non appena il quorum dei due terzi si è abbassato alla maggioranza assoluta del 50%+1, pari al minimo di 505 voti.

Mattarella è diventato presidente con oltre 600 voti, dunque una maggioranza non amplissima ma sufficiente a portarlo alla massima carica istituzionale. Per lui hanno espresso voto favorevole il Partito democratico, Sinistra, Ecologia e Libertà, i fuoriusciti dal MoVimento 5 Stelle e Nuovo centrodestra che, dopo due giorni di incertezza, ha lasciato libertà di voto ai propri esponenti in Parlamento.


Niente da fare, invece, per il placet di Berlusconi: Forza Italia ha dichiarato scheda bianca, nonostante l’imbarazzo espresso da alcuni esponenti, in particolare quelli più vicini all’area cattolica, che potrebbero aver espresso il voto per il neo presidente nel segreto del catafalco di Montecitorio

Chi è Sergio Mattarella

All’età di 73 anni, Sergio Mattarella diventa il primo presidente siciliano dalla nascita della Repubblica. Prima di oggi, le uniche regioni a poter annoverare un Capo dello Stato erano Liguria (Pertini), Sardegna (Cossiga, Segni) Toscana (Ciampi, Gronchi), Piemonte (Saragat, Scalfaro, Einaudi) e Campania (Leone, Napolitano, De Nicola).

Genesi della sua storia politica è indubbiamente l’assassinio del fratello maggiore Piersanti nel 1980, all’epoca presidente della regione Sicilia, che finì sotto i colpi della mafia. L’ingresso nella Democrazia cristiana lo vede tra i personaggi di spicco della corrente guidata da Ciriaco De Mita nella tormentata fase di chiusura della prima Repubblica. Fu lui a guidare, insieme a Gerardo Bianco, nei primi anni’90, il travaglio della Dc verso sinistra, mentre Buttiglione e Casini scelsero il centrodestra e Berlusconi.

Ministro a più riprese, dal governo Goria all’ultimo esecutivo guidato da Giuliano Amato, fece scalpore quando, insieme ad altri quattro membri del governo, decise di lasciare l’esecutivo Andreotti nel 1990 in protesta contro la legge Mammì sulle televisioni private, che consentì al polo televisivo guidato dal Cavaliere di continuare a trasmettere sul territorio nazionale.

Alla fine degli anni ’90, dopo aver ricoperto l’incarico di capogruppo in quota Ulivo per il primo governo Prodi, passò prima a fare da vicepremier a Massimo D’Alema, e poi direttamente in qualità di Ministro della Difesa a guidare gli anni immediatamente successivi alla missione Nato in Kosovo, alla quale l’Italia partecipò in prima persona, garantendo le basi ai caccia americani.

Nel 2011, è diventato giudice della Corte costituzionale, grazie a una maggioranza risicata come quella di oggi, che lo vide passare per una sola scheda, senza il supporto del centrodestra e dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Dal 2008 a oggi, le agenzie di stampa non hanno registrato dichiarazioni ufficiali da parte sua. Viene dipinto come un uomo schivo, molto colto, ma dal solido rigore morale e dall’attaccamento alla Costituzione.

L’approfondimento su Mattarella


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