Alcuni lo danno già per presidente, altri, invece, ritengono che il suo sia il solito nome estratto dal cilindro per scompigliare il panorama già parecchio complicato: Sergio Mattarella, il giorno dell’inizio delle votazioni a presidente della Repubblica, è improvvisamente passato in pole position.

Ciò, per effetto della scelta di Matteo Renzi, che ha proposto il suo nome ieri nell’incontro privato con Silvio Berlusconi, durato all’incirca due ore ieri al largo del Nazareno, proprio lì dove i due leader, esattamente un anno fa, hanno stretto l’accordo sulle riforme che sta tenendo in piedi il governo.

Fuori dalle cronache da ormai diversi anni, Sergio Mattarella è in realtà una vecchia conoscenza dell’establishment politico, da decenni al vertice dello Stato, uomo di riferimento all’interno delle istituzioni e del sistema politico, più volte ministro e ora giudice costituzionale.


Chi è Sergio Mattarella

Fratello di Piersanti, presidente della Regione Sicilia assassinato dalla mafia nel 1980, è stato un uomo di punta negli ultimi anni del crepuscolo della Democrazia cristiana, per poi passare al Partito popolare e infine alla Margherita di Rutelli.

Come membro del governo Andreotti, nel 1990, decise di dimettersi in compagnia degli altri esponenti della sinistra Dc a seguito della presentazione della legge Mammì, che avrebbe consentito alle tv private di continuare a trasmettere. Anche per questo, Silvio Berlusconi non ha espresso alto gradimento sulla figura emersa nel colloquio con Renzi.

Nel 1993, fu il padre della legge elettorale maggioritaria che porta il suo nome, il Mattarellum, che avrebbe segnato la stagione politica del decennio, fino all’avvento del Porcellum di Calderoli, ora bocciato dalla Consulta.

Con il governo di Massimo D’Alema, nel 1998, esecutivo in cui ricoprì contemporaneamente l’incarico di vicepremier e ministro della Difesa, sostenne l’intervento militare della Nato in Kosovo garantendo l’utilizzo delle basi italiane.

Attualmente, ricopre l’incarico di giudice costituzionale, ruolo in cui, avrebbe notato Berlusconi con i suoi, ha dimostrato ostilità nei confronti delle prerogative del Cavaliere e della sua fazione politica.

Perché potrebbe diventare presidente

Il suo nome, che dovrebbe essere ufficializzato da Renzi in giornata, potrebbe raccogliere un largo consenso e ottenere i voti anche per superare lo scoglio dei due terzi, necessari per passare nelle prime tre votazioni.

Con i 460 grandi elettori del Partito democratico, più i 140 di Forza Italia, i 75 di Ncd e Udc, più la quarantina di Scelta civica, Mattarella potrebbe raccogliere attorno a sé un largo consenso, che potrebbe portare anche all’assenso dei vendoliani di Sel (sarebbero 673 i voti necessari).

Tutto sta nella decisione di Silvio Berlusconi: se il Cavaliere darà il suo ok all’operazione Mattarella, il giudice costituzionale potrebbe diventare presidente della Repubblica con uno dei risultati più alti nella storia delle elezioni. Perché Berlusconi dovrebbe convincersi? Le mosse dei 5 Stelle sembrano portare a un appoggio sulla candidatura di Prodi, se non nelle primissime votazioni, nel caso in cui lo stallo continui anche nelle giornate di venerdì e sabato. Il rischio di trovarsi il Professore al Colle vuole essere scongiurato in primis da Berlusconi, ma anche dallo stesso Renzi, timoroso del cammino delle riforme e per niente convinto di trovarsi un Capo dello Stato così ingombrante.

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