Ultime ore di “interregno” e poi, nel fine settimana, avremo il nuovo presidente della Repubblica. E c’è già la data per conoscere il nome del nuovo Capo dello Stato, una gara che sta facendo mobilitare, temere e disperare milioni di italiani, sul nome che le forze politiche sceglieranno per guidare l’Italia nei prossimi sette anni.

Sabato 31 gennaio, infatti, si terrà la quarta sessione di voto, quella che tutti gli osservatori hanno da sempre indicato come decisiva, dal momento che scenderà il quorum per l’elezione, passando dalla maggioranza qualificata dei due terzi a quella assoluta di 505 grandi elettori.

Così, continueranno per tutta la settimana a rincorrersi voci e previsioni su quello che potrà accadere sabato, ma ormai il Quirinale 2015 – essendo la replica di un’elezione a vuoto – è da annoverare tra i misteri insondabili: tra candidati fantasma, spauracchi e alleanze in bilico, nei prossimi giorni la tensione così come l’incertezza è destinata a salire inesorabilmente.


Sabato 31 gennaio, dunque, sarà il giorno chiave. Ogni associazione, movimento, cittadino, spera sì nel suo candidato preferito, ma sicuramente non cela una serie di nomi assai sgraditi e il terrore di vedere eletto uno degli impresentabili si fa sempre più corpo. Bisognerebbe sapere a che santo votarsi, dicono, ma, a vedere bene, un santo c’è e chissà che non possa scapparci qualche indicazione “di massima”. In quella data, infatti, si festeggia san Giovanni Bosco, altrimenti noto come don Bosco, una figura chiave della Chiesa negli anni dell’Unità d’Italia (brutto segno per Salvini?) e fondatore dei Salesiani (congregazione presso cui ha conseguito il diploma di maturità Silvio Berlusconi…).

Le vicende di don Bosco furono segnate da un rapporto assai conflittuale con i movimenti protestanti (qualche analogia con i 5 Stelle?), e, insieme, da un impeto missionario che arrivò a portarlo dall’altra parte del mondo (ultimamente Romano Prodi è stato ambasciatore Onu in aree disagiate). Ma il vero lascito del Santo è, come si diceva, l’opera educatrice dei Salesiani, i quali dedicarono la propria missione alla crescita e all’educazione dei giovani.

Dunque, alla fine, perché no, a ricevere la benedizione potrebbe essere un candidato tra i meno anziani, se con ciò si intende qualcuno di almeno cinquant’anni (requisito minimo per l’elezione). E allora, la grazia di don Bosco potrebbe toccare, chissà, a Dario Franceschini, o Pierferdinando Casini, o anche Walter Veltroni, certamente tra i meno attempati nel lotto di nomi usciti in questi giorni.

Forse, però, chi ci crede, sabato 31 farebbe meglio a invocare l’intercessione di don Bosco, anziché per graziare un nome, perché illumini le coscienze dei politici tutti chiamati a votare. Qualcosa di cui, al momento, pare esserci tremendamente bisogno e che solo una mano soprannaturale può essere in grado di rigenerare.


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