Giorgio Napolitano si è dimesso da presidente della Repubblica. Il capo dello Stato ha ufficializzato il suo addio al Quirinale dopo nove anni, recapitando la lettera firmata di suo pugno che rimette l’incarico nelle mani del Parlamento, ora chiamato a individuarne il successore.

Senza sorprese, dunque, il presidente della Repubblica più longevo della storia repubblicana lascia dunque il proprio ufficio in concomitanza con la scadenza del semestre di presidenza italiana in Europa. Ieri, le parole di Renzi, nel discorso di chiusura del semestre, hanno ringraziato Napolitano per quanto realizzato negli ultimi nove anni.

QUI IL TESTO DELLA LETTERA


Quella del presidente uscente è infatti la presidenza più lunga di sempre, per effetto della rielezione avvenuta nel 2013, quando il Parlamento si dimostrò incapace di votare un candidato a maggioranza assoluta, dopo aver bruciato in rapida successione sia la candidatura di Franco Marini che quella di Romano Prodi.

Ieri, Napolitano ha quasi anticipato la notizia delle sue dimissioni a un bambino, che gli avrebbe chiesto come si sentiva ora che stava per tornare a casa. L’anziano Capo dello Stato non ha nascosto la propria soddisfazione per poter fare ritorno alla vita tranquilla, alle soglie dei novant’anni, per potersi concedere qualche passeggiata lontano dai riflettori, aggiungendo che vivere al Quirinale è un po’ “come stare in prigione”.

La moglie di Napoltiano, la signora Clio, è tornata nel pomeriggio all’appartamento di Roma rione Monti, dove i due coniugi risiedono da oltre quarant’anni, in cui si sono recati di tanto in tanto anche nel periodo di presidenza.

Una stanchezza, quella di Napolitano, mai nascosta all’opinione pubblica negli ultimi mesi, confermata nel discorso di fine anno e ribadita anche nella sua lettera di commiato consegnata oggi ai presidenti delle Camere.

Proprio Pietro Grasso, in qualità di presidente del Senato, farà le veci dell’ormai tramontato “Re Giorgio” in qualità di supplente, così come Costituzione stabilisce.

Quindi, a Laura Boldrini, come presidente della Camera, toccherà l’onere di convocare i mille delegati che esprimeranno la propria preferenza sui candidati che i partiti via via presenteranno per l’elezione del nuovo presidente.


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