Diciamo addio alla posta elettronica certificata così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi. Annunciata pochi anni or sono come una riforma epocale, che avrebbe cambiato una volta per tutte il rapporto tra cittadini e Pubblica amministrazione, ora pare già indirizzata al tramonto.

E’ uscita mercoledì la sorprendente nota dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che annuncia la dismissione con effetto immediato e già in atto del servizio di Postacertificat@ CEC-PAC, riservato a comunicazioni esclusive da parte dei cittadini verso gli uffici della PA.

L’obiettivo, spiega l’ente, è quello di risparmiare ulteriori risorse, facendo confluire oltre 19 milioni di euro per servizi rivolti ai cittadini e alle imprese, così come indicato nell’ultimo documento “Crescita digitale”.


Queste le tappe che porteranno all’abbandono della CEC

dal 18 dicembre 2014 non saranno più rilasciate nuove caselle CEC-PAC a cittadini e pubbliche amministrazioni, anche per quelle caselle la cui richiesta di attivazione online è stata presentata in data antecedente, ma che non sono state ancora attivate presso gli uffici postali;

dal 18 Marzo 2015 al 17 luglio 2015 le caselle saranno mantenute attive solo in modalità di ricezione e sarà consentito agli utenti l’accesso solo per la consultazione e il salvataggio dei messaggi ricevuti;

dal 18 luglio 2015 le caselle non saranno più abilitate alla ricezione di messaggi, e l’accesso sarà consentito, fino al 17 settembre 2015, solo per la consultazione e il salvataggio dei messaggi ricevuti;

dal 18 settembre 2015 sarà definitivamente inibito l’accesso alla propria caselle CEC-PAC;  dal 18 settembre 2015 al 17 marzo 2018, sarà garantita agli utenti del servizio CEC-PAC la possibilità di richiedere l’accesso ai log dei propri messaggi di posta elettronica certificata.

La sconfitta di Brunetta

Come ha notato Guido Scorza, l’abbandono repentino della CEC-PAC non è altro che il fallimento certificato della grande riforma annunciata dall’allora ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, oggi deputato di Forza Italia.

Un esito ampiamente previsto, secondo Scorza, quello del servizio CEC, un “flop senza precedenti e sarebbe costato allo Stato – e, quindi, ai cittadini – decine di milioni di euro senza produrre alcun beneficio”.

Secondo i dati disponibili, infatti, meno di duecentomila cittadini dall’avvio della riforma a oggi hanno utilizzato almeno una volta questo canale di comunicazione, mentre due milioni son quelli che hanno deciso di ottenere un indirizzo. La stragrande maggioranza di loro, dunque, non ha utilizzato il sistema neanche in una singola occasione.

 

Rimane comunque sempre attiva per i privati la PEC, Posta Elettronica Certificata, strumento per il quale segnaliamo un’opportunità di approfondimento su utilizzo e norme QUI PER MAGGIORI INFORMAZIONI

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2 COMMENTI

  1. male, molto male, malissimo l’idera di questo governo improvvisato di eliminare la Posta Certificata, personalmente l’ho usata 6 volte, tempi, rapidissimi di risposta, ho risparmiato le raccomandata a.r. all’INPS ed ero molto soddisfatto, un ottima idea di Brunetta, cancellata da questo governo farlocco e abusivo

  2. Visto che la genialata ha provocato uno spreco di denaro pubblico di milioni di euro, qualcuno ha inviato gli atti alla Procura della Corte dei Conti? Se danno c’è stato che lo risarciscano i responsabili. Ah già, se la cosiddetta rivoluzione copernicana è stata partorita all’interno delle aule parlamentari lì la Corte dei Conti non può entrare, tutto lecito ed il danno di milioni di euro i cittadini se lo beccano in quel posto

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