Riforma delle province, si entra nella fase calda. E per i dipendenti, le notizie non sono affatto buone. C’è tempo fin al 31 dicembre per chiudere gli effetti della legge Delrio, ma ancora restano molti punti oscuri.

Primo tra tutti, proprio quello degli esuberi che dovranno accompagnarsi alla redistribuzione delle funzioni demandate dalla provincia agli altri enti, in primis regioni e comuni.

Toccherà proprio alle regioni farsi carico del rimescolamento delle competenze, con il carico di personale che questo potrebbe comportare in fatto di spostamenti.


Secondo alcuni calcoli, infatti, sarebbero addirittura 20mila i dipendenti delle province a rischio trasferimento, con 28mila invece destinati a rimanere in capo alle province stesse, per le funzioni ad essa rimaste in qualità di ente di secondo livello, di cui una frazione consistente – almeno 10mila – deputati a occuparsi delle relazioni sempre più complesse che si avranno tra regioni ed enti locali.

A questo proposito, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che ha tenuto a battesimo la contestatissima riforma, non ha fatto mistero dell’urgenza di un piano nazionale ad hoc, che starebbero predisponendo di concerto con i ministeri della Pubblica amministrazione e degli Affari regionali.

In riferimento all’allarme tagli – sei miliardi da qui al 2017 – che potrebbe mettere in ginocchio gli enti già in fase di parziale smantellamento, poi, il braccio destro del premier Renzi ha assicurato che questi arriveranno in misura sostenibile da parte dei destinatari, purché questi si adoperino per raggiungere i livelli di efficienza richiesti. Ossia, dovranno farsi bastare le entrate previste per il 2015 per il raggiungimento degli obiettivi residui.

Cosa resta alle Province

Dopo lo tsunami della legge Delrio, alle province, recentemente rinnovate delle giunte e dei consigli con le elezioni di secondo livello, saranno responsabili in fatto di scuola, trasporti e pianificazione territoriale.

Quindi, le Province saranno chiamate a fungere da cinghia di trasmissione tra il livello regionale e quello Comunale, in particolare tramite l’aggregazione dei soggetti sotto le stazioni uniche appaltanti così come nelle centrali di committenza.

I dipendenti. Il vero nodo, comunque, è rappresentato dal destino dei lavoratori adibiti a svolgere incarichi presso le funzioni che saranno cedute ad altro livello di governo, così come a quelle che rimarranno gestite dalla Provincia, ma con un budget sensibilmente inferiore. Il costo delle sole retribuzioni dei dipendenti provinciali ammonta a oltre un miliardo e mezzo di euro, che sale a due miliardi e 200 milioni se si considerano anche gli oneri a carico del lavoratore e ulteriori costi di gestione. Uno scenario che complica parecchio i piani del governo, che spera di conciliare meno contributi agli enti, spostamento di metà del personale e livello dei servizi.

 

Vai al testo del ddl Delrio

 

 

 


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2 COMMENTI

  1. gli esuberi alle provincie come in altri enti pubblici ci sono e visto che lo stipendio costa agli enti piu’ della pensione ,mandate in pensione anticipata chi vuole lasciare il lavoro quindi pensione anticipata con metodo contributivo a partire dai 60 anni e 35 di contributi o quota 96 via !!

  2. Il riassunto è molto approssimativo ed azzardato, visto che le funzioni provinciali fondamentali delle province non sono solo quelle elencate nell’articolo, e visto che il DPCM sul riordino delle funzioni, che doveva essere emanato entro l’ 8 luglio 2014, non è mai stato emanato e pubblicato.

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