Tfr in busta paga, dopo l’euforia iniziale si iniziano a intravedere le prime nubi. Il governo non ha intenzione di cedere sulla novità che potrebbe riguardare i lavoratori dipendenti, ma questi, prima di vedersi riconosciuto l’anticipo delal liquidazione, farebbero meglio a prendere in considerazione le pretese dell’Inps.

E’ il grande dilemma del trattamento di fine rapporto in busta paga: conviene o non conviene? Entro che misura può consentire un incremento di potere d’acquisto per i lavoratori, e al di là di quale soglia invece sarà una decisione di cui pentirsi? Come sarà tassato?

Sono queste le grandi domande che pendono sul capo della faccenda, ancora ai margini della legge di stabilità 2015 nella sua primissima stesura, ma in procinto di entrarvi tramite appositi emendamenti che potrebbero incrementare il valore della manovra già  stabile a quota 36 miliardi di euro.

Le incognite del Tfr in busta paga

Chi può richiederlo. Si gratta di una richiesta di tipo assolutamente volontario, che potrà essere inoltrata dai dipendenti pubblici e da quelli privati, purché siano sotto contratto da almeno sei mesi. Niente da fare per i lavoratori agricoli, domestici o in Cassa integrazione.

In generale, i primi studi dichiarano che, per redditi sotto i 28.650 euro, cioè la soglia al di là della quale scatta l’aliquota al 38%, sarebbe meglio starne alla larga, mentre per gli step inferiori potrebbero trarne beneficio in particolare per la minore tassazione dello stipendio. Va sottolineato, infatti, che l’intento del governo è quello di assoggettare l’anticipo del Tfr alla fiscalità ordinaria, dunque mantenendo le aliquote Irpef invariate.

E qui casca l’asino. Poiché, se davvero si tratterà di un aumento di stipendio sul denaro già accumulato e messo da parte del contribuente, allora su di esso l’Inps potrà avanzare richiesta sulla contribuzione previdenziale, al lordo delle ritenute fiscali.

A questo proposito, insomma, se è intenzione del lavoratore richiedere l’anticipo del Tfr, sarà sua cura informarsi delle eventuali pretese avanzate dall’Inps al datore di lavoro, che, in ogni caso, andranno comunicate per iscritto entro i limiti del 70 del trattamento, e non oltre il 4% dei dipendenti in azienda. Per scongiurare questa eventualità che potrebbe cambiare radicalmente il quadro, sarà possibile chiedere una deroga dalle contribuzioni in base alle sentenze che stabiliscono come la tassazione sulle anticipazioni possa essere emendata, previo accordo tra le parti.

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1 COOMENTO

  1. Nelle bozze che giravano i dipendenti pubblici non erano esclusi dalla possibilità di chiedere l’anticipo? Lo chiedo perchè sarebbe singolare che lo stesso Stato a corto di soldi, che negli ultimi anni ha allungato addirittura ad oltre 2 anni il pagamento integrale del tfr ai propri dipendenti, che non ha i soldi o non vuole trovarli per la copertura del rinnovo dei contratti del pubblico impiego da oramai 6 anni con prospettive di allungare tale blocco ancora per molto tempo, ora fosse in grado di reperire qualche miliardo di euro per questa manovra elettorale.

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