E’ arrivato il giorno del Jobs Act. Entro questo pomeriggio, il governo dovrebbe ottenere una faticosa fiducia al Senato, dove sta presentando proprio in queste ore il nuovo maxiemendamento che andrà a sostituire in toto il testo del ddl riforma del lavoro.

Insomma, Renzi non vuole sorprese e anzi, afferma di non attendersi agguati dai compagni di partito, i quali, come noto, non hanno certo lesinato critiche nei giorni scorsi.

Ma il vero colpo di scena, se il testo diventerà ufficiale nelle prossime ore, è la scomparsa di qualsiasi riferimento esplicito alla nuova disciplina dell’articolo 18, il terreno di scontro che ha portato faccia a faccia i sostenitori del premier e le frange più dissidenti all’interno del Partito democratico.

Non a caso, infatti, questa mattina un manipolo di senatori tra cui anche il combattente Corradino Mineo, si ritrova nelle stanze di palazzo Madama per definire la posizione in merito al provvedimento che, con ogni probabilità, arriverà al voto nel pomeriggio dopo il discorso in aula del ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Cosa cambia nel maxiemendamento

Come detto, nel testo sparisce qualsiasi riferimento esplicito all’articolo 18, la cui revisione viene rimandata ai decreti delegati che faranno seguito al ddl, una volta che questo avrà concluso l’iter di approvazione in Parlamento.

Novità invece riguardano il demansionamento, un altro punto su cui renziani e il gotha ex Ds sono venuti allo scontro. Ora, non si potrà ricorrere a questo espediente per giustificare tagli allo stipendio, preservando, in questo modo, anche la professionalità del lavoratore.

Voucher. Cambia anche la disciplina del ricorso alle chiamate, con prospettiva di modificare, sempre con i provvedimenti che seguiranno, tetti e termini di utilizzo, pur rimanendo nei limiti dell’attuale normativa.

Ma la più importante novità, che è poi una conferma, questa sì, delle intenzioni del governo in materia di rapporti di lavoro, è il via libera al contratto a tutele crescenti, che assumerà i caratteri di prevalenza sulle altre forme atipiche di subordinazione, le quali andranno via via ridotte.

Infine, l’impegno a partire, già con la prossima legge di stabilità 2015, a stanziare risorse per gli ammortizzatori sociali: un impegno, questo, che dovrebbe accontentare i dissidenti e convincerli, alla fine, a votare sì alla fiducia.

Vai al testo del maxiemendamento

 

JOBS ACT (D.L. 20 marzo 2014, n. 34)

JOBS ACT (D.L. 20 marzo 2014, n. 34)

Rocchina Staiano, 2014, Fisco e Tasse

La ratio della presente opera è quella di analizzare le modifiche che il d.l. 20 marzo 2014, n. 34 - c.d. Jobs Act - recante “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese” - apporta...




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2 COMMENTI

  1. Gli sgravi dei contributi alle aziende per tre anni se assumono a tempo indeterminato vanno bene ma non devono approfittare di queste occasioni e pertanto se dopo licenziano devono restituire con gli interessi quanto hanno risparmiato. Ci vuole un monitoraggio continuo e serio affinchè queste non continuano ad approfittare sui lavoratori come hanno fatto fino ad oggi.

  2. Andrà a finire come al solito con il dar maggior potere ai datori di lavoro e quindi ai ricchi.
    In pratica essi potranno licenziare facilmente e usare questo mezzo anche per abbassare gli stipendi e quindi guadagnare di più.
    Secondo me questo tipo di intervento era già risaputo tra gli industriali tant’è vero che il mio datore di lavoro un anno fa ci aveva proposto durante un’assemblea una diminuzione dello stipendio con una sorta di demanzionamento.
    Non distruggete ciò che è stato conquistato con fatica!

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