Tetto agli stipendi, ora anche Camera e Senato adeguano le retribuzioni esagerate dei loro dipendenti. Per la prima volta, gli Uffici di presidenza di Camera e Senato hanno dato via libera in simultanea al piano di riduzione delle retribuzioni degli addetti nelle Camere.

Ora, il tetto massimo è stato abbassato a 240mila euro all’anno, lo stesso margine valido per i manager della pubblica amministrazione, con relativa discesa per le categorie inferiori di lavoratori.

Si tratta della prima riforma del sistema retributivo del personale in servizio alle Camere, varata da queste ultime in corrispondenza delle recenti misure introdotte in fatto di compensi al pubblico impiego.

Cosa cambia

Viene stabilito il massimo di stipendio per gli ha posto di lavoro in Parlamento a 240mila euro al netto delle indennità di funzione e degli oneri previdenziali. In questo modo, viene introdotto il principio secondo cui il 23esimo anno di servizio corrisponderà al massimo della retribuzione concessa.

Le fasce. Dagli attuali 358mila dela Camera, e 372mila al Senato, si passa a 240mila euro all’anno per i consiglieri, e giù a scalare agli assistenti parlamentari che incasseranno 99mila euro invece degli attuali 136mila alla Camera e 142mila al Senato

L’entrata in vigore. Naturalmente, le disposizioni non avranno effetto a scadenza immediata, ma serviranno quattro anni affinché si raggiunga il nuovo tetto alle retribuzioni. Sono così stati definiti alcuni scaglioni annuali che scatteranno in misura automatica per tutte le categorie impiegate a Camera e Senato.

Premi. Per far digerire la riforma agli addetti in Parlamento, viene istituito un premio di produttività del 10%, che però non soddisfa ancora i sindacati. Questi, infatti, non vedono di buon occhio l’adattamento dei sottotetti e promettono di fare le barricate, parlando apertamente di cause e ricorsi.

Nel video della Camera dei deputati, la spiegazione completa


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