Riforma pensioni, c’è ancora spazio nell’autunno caldo del governo. Mentre il premier Matteo Renzi si trova alle prese con le grane dei decreti sblocca Italia e riforma della giustizia, ancora non pubblicati in Gazzetta, si muove qualcosa sul fronte del welfare. Osservati speciali, come al solito, esodati e Quota 96 della scuola.

Per quanto riguarda le modifiche alla legge Fornero, pare si tratti di uno scoglio davvero insormontabile: la resistenza di alcuni gruppi di politici e tecnici a non mettere in discussione la riforma pensioni in vigore dal 2012. Così, diviene improbabile immaginare cambiamenti significativi alla normativa che regola l’accesso alle pensioni: proprio come successo ai Quota 96.

I dimenticati della scuola

Sembrava tutto deciso: dal primo settembre 4mila docenti e amministrativi Ata avrebbero potuto abbandonare il posto di lavoro, avendo garantito l’accesso alla pensione sfumato a suo tempo per una mancanza nella legge Fornero, che non aveva previsto il ritiro dei lavoratori della scuola secondo il calendario scolastico.

Poi, all’ultimo gradino, lo stop clamoroso dovuto a pressioni politiche e all’intervento della Ragioneria di Stato che ha bloccato l’erogazione dei 400 milioni necessari a garantire la copertura per l’assegno ai Quota 96.

Peccato, però, che proprio nei giorni scorsi sia divenuta effettiva la pensione per 850 insegnanti e amministrativi secondo la famigerata legge 124, con obbligo di comunicazione delle posizioni interessate entro i primi giorni di ottobre. Si tratta di una platea di beneficiari che ricade nella quarta salvaguardia esodati, che aveva incluso nel conteggio anche coloro che si trovassero in congedo straordinario al momento dell’entrata in vigore della riforma. La decorrenza del trattamento pensionistico sarà a partire dal primo settembre scorso.

Esodati

Intanto, sul fronte delle salvaguardie attualmente in esame, si registra l’interessamento del presidente del Senato Piero Grasso, il quale ha chiesto alla commissione di palazzo Madama che ha in esame il ddl con il nuovo contingente per il rientro nel welfare, di affrettarsi nell’approvazione del provvedimento. Secondo il testo in questione, altri 32mila esodati dovranno rientrare nel welfare.

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5 COMMENTI

  1. Esodati tutelati , non si sa da cosa, nessuno ci sa dire se mi
    daranno la mobilià per l’anno e mezzo che sono stata casa senza mobilità e senza pensione. Naturalmente dopo 40 anni di contribuzione.

  2. Bè io non sono un quota 96, ma ho 39 anni di lavoro, 59 anni di età, la ditta ha chiuso a Giugno ed ora sono disoccupato dopo aver versato ad inps oltre 530.000€ e la mia pensione me la daranno tra 10 anni, pur essendo un precoce.
    Se voi, che avete ancora il lavoro siete imbestialiti, io cosa dovrei dire e fare ???

  3. Continuo a non capire questi privilegi tra i lavoratori. Si ripete la storia delle pensioni baby. C’è chi è andato in pensione a 40 anni e chi a quasi 60 non sa neanche cosa più pensare… nessuno spende una parola per i lavoratori del settore privato ed in particolare delle costruzioni, che avrebbero ugualmente diritto ad andare in pensione a quota 96 anche perchè sono i lavoratori che rischiano quotidianamente, nei frequenti piani di ristrutturazione delle imprese rimaste vittime della crisi del settore, di rimanere senza occupazione e senza stipendio. Non vedo perchè i miei contributi valgano meno di quelli di un insegnante, se poi parliamo di lavoro usurante non credo che si possa parlare di lavoro tranquillo quello del settore privato… E’ una guerra tra poveri.
    La quota 96 deve essere istituita per TUTTI.

  4. Che ci sia stato un intervento della ragioneria dello Stato lo sappiamo bene. Ci piacerebbe sapere chi l’ha sollecitata a intervenire proprio quando la vicenda sembrava conclusa. E, magari, chi l’ha spinta a intervenire. Che, forse, sarebbe a dire che ci piacerebbe sapere di chi sono state le pressioni politiche cui fa riferimento l’estensore dell’articolo. Noi – cosiddetti quota 96, ormai a quota 100 e più – chiediamo solo chiarezza, finalmente. La chiediamo a coloro che si occupano di informare sulle nostre vicende. Ma chiediamo soprattutto una parola definitiva ai decisori, che non possono più ignorare che quasi tre anni di attese e di ansie ci stanno logorando.

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