Tasi 2014, dopo mesi di attesa, oggi per i Comuni italiani è il giorno della verità. Ma, nonostante la proroga concessa dal governo, sembra che la metà delle amministrazioni interpellate, sia ancora in ritardo sull’approvazione delle aliquote. Ma, questa volta, non c’è davvero più tempo.

Oggi scade perentoriamente il termine concesso alle amministrazioni comunali per la definizione dell’aliquota 2014, così come definito dalla scorsa legge di stabilità.

Erano infatti poco più di 2mila i Comuni che lo scorso giugno avevano adempiuto al proprio dovere nei termini prefissati, approvando le nuove percentuali fiscali entro la fine di maggio per passare alla riscossione della prima rata entro il 16 giugno.

E gli altri 6mila? Di fronte a una moltitudine di enti indietro con i propri doveri, perché in ritardo o distratti dalle elezioni amministrative ed europee, il governo ha pensato di diramare una proroga che avrebbe obbligato i Comuni più distratti a mettersi in pari entro la data di oggi.

Ma i dati che emergono a poche ore dalla chiusura del termine sono a dir poco disarmanti. Secondo quanto afferma Valeriano Canepari, presidente Caf Cisl e coordinatore Consulta Caf, tra i ritardatari solo un Comune su due avrebbe inviato in tempo utile le informazioni al Mef sulla nuova aliquota“Solo 5.300 Comuni, su un totale di 8.057, hanno approvato e inviato alle Finanze le delibere in materia di Tasi”.

Secondo il calendario messo a punto dal governo, infatti, se oggi è la scadenza per l’invio delle nuove aliquote al database ministeriale, l’iter verrà completato solo venerdì 19, in previsione della riscossione entro il 16 di ottobre prossimo.

Ora, però, di fronte a queste cifre, non pochi si chiedono se il nuovo ritardo dei Comuni possa portare a una nuova, clamorosa e inaspettata proroga. Anche se,stavolta, resta una scappatoia: “Per i Comuni che non hanno deliberato – continua Canepari – i contribuenti non pagheranno l’acconto di ottobre, ma effettueranno il pagamento a dicembre, in un’unica soluzione con l’aliquota base dell’uno per mille”. Resta da vedere se Comuni e casse centrali si diranno soddisfatte di un gettito che si preannuncia sensibilmente inferiore rispetto alle attese, se quasi tremila Comuni mancano ancora all’appello delle nuove aliquote, che, lo ricordiamo, potranno espandersi fino al 2,5 per mille.

Imu

Non va molto meglio in ambito Imu, la cui delibera va inserita all’interno del bilancio annuale, il cui termine non è ancora scaduto per effetto dell’ennesima proroga. In quest’ambito, le amminsitrazioni in pari sarebbero appena 4800, ancora meno di quelle che si sono adoperate per la Tasi.

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Con l'entrata in vigore della IUC (Imposta Unica Comunale) il panorama già "frastagliato" dei tributi locali è diventato ancora più complesso e indecifrabile. A dispetto del nome, infatti, la IUC non ha unificato nulla poiché si sostanzia in tre tributi distinti ed autonomi: l'Imu, la Tari e...




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