La riforma della scuola deve ancora partire ufficialmente, e si pensa già a quelle che potrebbero essere le conseguenze sulle assunzioni e sugli ingressi in ruolo. Il ministro Giannini, illustrando le linee guida che verranno diffuse dal governo nei prossimi giorni, ha comunque confermato che nei prossimi anni l’unico canale di reclutamento per l’educazione pubblica sarà il concorso che, a partire dal 2015, si terrà regolarmente ogni dodici mesi.

E’ questo uno dei pilastri del rinnovamento che il responsabile del Miur vuole apportare al sistema scolastico, che da troppi anni si regge su un fragile precariato dei suoi più giovani lavoratori, lasciati spesso ai margini pur avendo le carte in regola per insegnare.

Rientra in questo piano, non a caso, sia l’abolizione delle graduatorie provinciali, che, allo stesso tempo, la soppressione delle supplenze, le quali, ad avviso del ministro, secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, hanno incrementato le sacche di precarietà tra gli insegnanti.

Allo stesso tempo, dunque, dovrebbe essere bandita anche la pratica del Tfa, che, proprio in queste settimane, sta entrando nel vivo con il suo Secondo ciclo, a seguito della prima scrematura dei test preselettivi.

Dal 2015 un concorso all’anno

Così, si torna al “modello Profumo”, quello del classico concorso che, nel 2012, ha ripreso una pratica interrotta nel lontano 1999, pur lasciando qualche strascico di troppo. Tra ricorsi presentati e vincitori mai assunti, infatti, anche il metodo della selezione pubblica per titoli ed esami non ha assicurato l’assorbimento completo degli aventi diritto, vista anche la scarsa possibilità di turnover tra le cattedre (si veda a tal proposito l’odissea dei Quota 96, passati dalla pensione ad altri due anni di servizio in pochi giorni).

Si tornerà, comunque, alla pratica dei concorsi e, il primo bando dovrebbe vedere la luce già entro fine anno, per consentire lo svolgimento delle prove nella primavera del 2015. Si conferma, dunque, l’anticipazione di qualche tempo fa dello stesso ministro, che aveva annunciato la preparazione di una selezione a cattedre nazionale per 17mila docenti.

Secondo quello che è il piano del ministero per resettare le graduatorie, la metà dei posti a disposizione dovrebbe essere assegnata ai precari della scuola già in lizza, mentre l’altro 50% andrà ai vincitori esterni che avranno superato l’esame.

Presidi. Da non dimenticare, poi, lo stallo prolungato sul fronte dei presidi, in riferimento ai quali il ministro ha assicurato il reintegro di ben 600 incaricati nei prossimi mesi.

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