La campanella per il governo sta già suonando. Malgrado il primo Consiglio dei ministri sia in programma per venerdì 29, questa mattina il premier Matteo Renzi ha postato su Twitter una foto di palazzo Chigi, salutando tutti coloro che oggi rientrano in ufficio, proprio come lui.

E l’agenda che attende il premier è densa più che mai, dal momento che il governo ha già annunciato per la prima assemblea ministeriale il varo di almeno tre provvedimenti che segneranno il dibattito e le riforme dei prossimi mesi. Innanzitutto,  a conferma di quanto anticipato nei mesi scorsi, arriverà l’attesa legge di rinnovamento dell’ordinamento giudiziario; poi, un altro testo che dovrebbe figurare nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri è senz’altro lo sblocca-Italia, di cui si inizia a calcolare il possibile beneficio economico, che le prime stime attestano a 43 miliardi di euro.

Ma certamente, la proposta più attesa che il governo porterà al consesso tra i vari dicasteri, al rientro dalle vacanze, è quella confermata nelle ultime ore, a ruota di un’estate di polemiche e marce indietro: la riforma della scuola.

Le ultime settimane prima dello stop per la pausa vacanziera, sono state segnate dall’approvazione del decreto di riforma della pubblica amministrazione, con la pensione per i Quota 96 – insegnanti e personale Ata – prima approvata poi cancellata dal testo finale, con rischio di annessa crisi di governo e dimissioni del commissario per la spending review Carlo Cottarelli, per un esborso imprevisto alle casse statali per assicurare l’assegno a 4mila lavoratori.

Ora, all’orizzonte si affaccia una legge che dovrebbe investire molteplici campi del comparto scolastico, senza tralasciare, a quanto si mormora, proprio i Quota 96. Negli ultimi giorni, molti “abbandonati” dal governo hanno scritto al ministro Madia, il quale ha risposto che l’esecutivo non si è dimenticato della situazione dei 96 ormai diventati 100 o 103, promettendo novità nell’arco di breve tempo.

Cosa conterrà la riforma della scuola

Edilizia scolastica. Il governo ha in programma di mettere a disposizione per il rinnovamento delle sedi scolastiche, in linea con quanto avviato nello scorso giugno, un ulteriore miliardo di euro.

Assunzioni. Sono attese importanti novità anche sul fronte delle immissioni in ruolo, con migliaia di vincitori senza cattedra che attendono di entrare in ruolo. Il piano del Miur è quello di asicurare 32mila ingressi entro l’inizio del nuovo anno scolastico, un traguardo che sembra comunque difficilissimo da raggiungere anche a fronte del mancato turnover per i Quota 96.

Meritocrazia. Secondo le prime anticipazioni, sarebbe allo studio una riforma che dovrebbe scongiurare il “livellamento verso il basso” della didattica, con metodi premiali per gli insegnanti più virtuosi.

Formazione obbligatoria. Come per le altre categorie professionali, anche per i docenti l’aggiornamento diventerà obbligatorio con l’avvento della nuova legge.

Esame di maturità. C’è chi pensa che il governo voglia modificare l’esame di fine scuola superiore, dopo la maxi riforma Berlinguer di fine anni ’90. Sicuramente, avverrà l’introduzione della lingua inglese come materia obbligatoria negli Esami di Stato.

Contratto insegnanti. C’è poi la grana del contratto dei docenti, in scadenza nel 2015. Da queste basi, nelle scorse settimane, si ricorderà, si era avanzata l’ipotesi di rivedere drasticamente l’impegno dei docenti in aula, con il passaggio a 36 ore settimanali e la possibile apertura degli istituti fino alle 22.

Quota 96. E’ la grande incognita del testo che sta per arrivare. Dopo il dietrofront clamoroso in Senato delle scorse settimane, che ha cancellato l’assegno previdenziale, le ultime risposte del Miur agli insegnanti delusi lasciano accesa una piccola speranza. Ma la certezza arriverà solo venerdì 29.

Vai allo speciale Quota 96

 


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4 COMMENTI

  1. Condivido i dubbi di Lalla. Sarà una guerra tra insegnanti e presidi e alunni dovrebbero giudicarci? In base a cosa? Sarà una sorta di “ricatto morale”?

  2. Sono perfettamente d’accordo con Lalla, purtroppo credo che la tanto sbandierata meritocrazia sia solo il mezzo per “sedurre” e convincere gli insegnanti a accettare più ore frontali, a fronte di Microincentivi economici. Verranno giudicati meritevoli solo quelli che accetteranno di lavorare di più, ma credo che la reale qualità della didattica non interessi veramente. Sarà l’ennesima riforma che guarda alla Scuola come spesa e non come la risorsa strutturale e fondamentale del sistema paese. Spero di sbagliare.

  3. Premesso che tutti i guai della scuola e dei docenti sono iniziati da quando all’istituzione e a chi vi opera sono stati accollati compiti che non le competerebbero (leggi babysitteraggio), sarei proprio curiosa di conoscere il sistema grazie al quale potranno essere discriminati i docenti di serie a, b, c e via discettando. Chi sarebbero i prof “meritevoli”? Coloro che, per seguire “corsi di formazione” tanto improbabili quanto inutili non seguono i loro alunni? Quelli che si accollano ore in più per fungere da tappabuchi in assenza di qualsivoglia collega, non importa la classe o la materia insegnata? Coloro che si ritrovano la classe di genietti o anche, semplicemente, di ragazzini aventi alle spalle genitori, ahimè oggidì merce rara, capaci d’inculcare nei figli il rispetto e il senso del dovere? A dimostrazione del fatto che l’ultima ipotesi è solo questione di c..o, anni fa alla sottoscritta, fresca di nomina in ruolo, fu assegnata dalla sorte una prima media in cui i i più bravi riuscivano a rimediare la sufficienzina mentre quasi tutti gli altri erano ripententi e/o casi pietosi di vario genere…Ergo, anche se le prove INVALSI erano ancora di là da venire, ero un’insegnante di serie Z? Anni dopo, mi ritrovo alle prese con un’ottima classe. Finalmente la prof è approdata in serie A? O più probabilmente si è trattato solo d’una questione di fortuna? Sul “merito” dei docenti e sul modo per quantificarlo ho parecchi dubbi. Meglio il prof che non va a scuola per seguire il seminario all’aria fritta dell’espertopsicopedagogistaparolaio di turno o chi centellina le assenze, perfino quando ne avrebbe bisogno, per non mollare la classe? Meglio il prof del liceo classico ubicato nel quartiere-bene o quello che si fa il mazzo nel professionale pieno di ragazzi difficili? E del docente di sostegno alle prese col disabile violento, che rischia pure l’incolumità fisica, vogliamo parlarne, ministro Giannini?

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